Vedo un’antenna.
Sta ferma. Non si muove.
Non se lo può permettere.
È costretta a stare immobile.
Appena si muove viene girata
e riportata al punto di partenza.
Non può fare quello che vuole:
girarsi attorno e gustarsi il paesaggio.
Ha lo sguardo fisso alla vetta di una montagna dove c’è un ripetitore.
Dà le spalle al mare.
Non gli è permesso guardare le onde che cavalcano per raggiungere la spiaggia,
Non gli è permesso accompagnare il peschereccio che ha puntato la prua al porto.
É condannata a stare imbullonata.
Ma nessuno capta il tuo segnale?
Ho capito!
Aspettami.
Ti giro, come ho girato la mia antenna.
Il televisore?
Sta ferma. Non si muove.
Non se lo può permettere.
È costretta a stare immobile.
Appena si muove viene girata
e riportata al punto di partenza.
Non può fare quello che vuole:
girarsi attorno e gustarsi il paesaggio.
Ha lo sguardo fisso alla vetta di una montagna dove c’è un ripetitore.
Dà le spalle al mare.
Non gli è permesso guardare le onde che cavalcano per raggiungere la spiaggia,
Non gli è permesso accompagnare il peschereccio che ha puntato la prua al porto.
É condannata a stare imbullonata.
Ma nessuno capta il tuo segnale?
Ho capito!
Aspettami.
Ti giro, come ho girato la mia antenna.
Il televisore?
L’ho messo sul tetto, a farle compagnia.
Girano assieme, libere, come le girandole
a ogni impercettibile alito di vento.
Raimondo Moncada
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