Prima che il cemento di sabbia ci uccida, ricostruiamo il mondo in pietra arenaria

Il tempio della Concordia di Agrigento è costruito con tufo arenario, in parole povere sabbia compressa dalla natura (dentro si trovano ancora conchiglie addormentate).
L’edificio sacro dell’antica Akragas ha già resistito duemila e cinquecento anni. Non ci hanno potuto guerre, piogge, grandine, vento, tempeste, aerofagia. Solo la mano dell’uomo ha distrutto alcuni templi della classicità.
I nostri edifici moderni costruiti con calcoli ingegneristici, ripassati al computer, in solido cemento armato, con sabbia unita a cemento e la militarizzazione con reti di acciaio inossidabile, cadono a pezzi dopo pochi decenni: ospedali, scuole, viadotti, gallerie, dighe, biblioteche, musei, palazzi pubblici e case di civile abitazione, muri di sostegno.
È un mondo disarmato e depotenziato, da radere al suolo e ricostruire, non con cemento armato ma con solida pietra arenaria.
Una richiesta a chi costruirà il Ponte sospeso sullo Stretto di Messina. Edificatelo con mattonelle di terracotta o con ceramica artistica di Sciacca o di Caltagirone. 

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Raimondo Moncada
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