Il cacciatore di sviste

Totò Castelli e Raimondo Moncada
Errare humanum est, ma se c’è a controllarti il perseverante e diabolico Totò Castelli finisci a malafigura. I detti antichi e anche quelli moderni nati su dolorose esperienze non sbagliano mai e mettono in allerta. Ti dicono: presta la massima attenzione o altrimenti ti può finire male. E il male di oggi non è l’errore in sé ma la segnalazione di Salvatore Castelli, meglio conosciuto come Totò dai tanti, tantissimi amici. E io sono tra questi, tra gli amici e tra i segnalati. Perché a Totò non sfugge nulla, neanche un refuso innocente, perdonabile, su cui si potrebbe benissimo sorvolare. 

Lui invece lo nota, lui lo legge, lui lo evidenzia, lui lo fotografa, lui lo incornicia, lui te lo manda per Whatsapp col titolo “la svista quotidiana” e prima ti fai una bella risata con lui e poi, quando ti accorgi che l’autore della svista sei tu, diventi rosso come l’unico lumino acceso al cimitero: ti notano tutti, in terra e nell’aldilà e non hai dove nasconderti. 

Il giornalista vive allora nel terrore di sbagliare. E sbaglia. Perché l’ansia da prestazione lo fa sbagliare. E sbaglia perché sbagliare è normale quando si scrive (la figura del correttore di bozze è nata per questa ragione, anche se negli ultimi tempi è colpevolmente sparita; così come esiste nel mondo dei libri la figura dell’editor che guarda anche altro). Ed è normale errare quando si scrive al computer o con lo smartphone (come sto scrivendo adesso io questo pezzo e sono terrorizzato all’idea di un nuovo erroraccio). Diceva il maestro Andrea Camilleri: “io prima scrivo al computer ma poi stampo su carta, perché il computer nasconde gli errori”. 

Un bel consiglio, per tutti, altro che digitalizzazione ed eliminazione della carta!

Ci vuole quindi bravura a scovare gli errori su antichi supporti cartacei ed eccellenza a scovarli sugli innovativi display e schermi di pc dove comunque la lettura non è profonda, ma superficiale e stancante.

Ma come caspita fa dunque Salvatore Totò Castelli? In un mondo accelerato, nevrotico, frettoloso, ansiogeno, affaticato, appesantito da miliardi di notizie, lui legge tutto e con calma Zen: titoli, sottotitoli, sommari, didascalie e articoli di quotidiani condominiali, zonali, cittadini, provinciali, regionali, nazionali e internazionali (anche testate illustri). Ogni giorno si informa su tutto e ti trova l’errore. Perché un errore c’è sempre. Sei tu a non vederlo. È il lettore comune a non notarlo nella fretta e nella superficialità della lettura. Ma un lettore attento, attentissimo, divoratore di giornali, lo nota. 

Un “grande anno” può così trasformarsi in un “grande nano”, un “antidroga” in “antidrogra”, un “trova” in “torva” giusto per citare solo gli ultimi errori scovati. 

Siamo in tanti ad essere stati segnalati da Salvatore Castelli, che alla fine si diverte e ci diverte in quello che è un gioco scherzoso, ironico, com’è sempre stato nel suo carattere. Salvatore Castelli, non dimentichiamolo, è stato direttore del periodico satirico “Ribera, città del riso” e continua a scrivere note pungenti sul settimanale “Momenti”. Giornalista e funzionario in pensione del Comune di Ribera, è conosciuto e apprezzato come storico corrispondente del Giornale di Sicilia (mezzo secolo di militanza). Una firma, una garanzia di serietà, professionalità, puntualità, moralità, tutto casualmente con l’accento sulla “a” (non è un errore). E non solo gli piace scrivere, ama anche fotografare. Il suo collo ha sempre indossato una macchina fotografica, come una cravatta (se gli sposti il colletto della camicia noti il segno). Ed ecco allora immagini su immagini immortalate le anomalie nei quartieri, le stranezze sui muri, le meraviglie della natura: come la scritta sgrammaticata su una saracinesca, come un segnale stradale che non segnala nulla, come un frutto che si presenta a una pia cliente con le inequivocabili sembianze di un genitale (ne ha anche fatto un libro). 

Qualcosa di strano lo notiamo anche in lui, come quello di gestire due profili Facebook: uno come Salvatore Castelli e uno come Totò Castelli. E poi è un uomo che non si ferma mai. Oltre a essere uno spietato cacciatore di sviste giornalistiche, è anche uno straordinario musicista-cantante (ama esibirsi proponendo il repertorio di Rosa Balistreri), un infaticabile operatore culturale (è tra i dirigenti dell’Auser e tra i promotori del premio letterario “Ganduscio”), un amico sempre disponibile. 

Salvatore Castelli – diciamolo pure – è ora sotto quotidiana attenzione di tanti amici colleghi che non aspettano altro che una sua virgola fuori posto, per fargliela timidamente notare con tanto di avviso pubblico, manifesti, murales, autogestiti televisivi, interrogazioni parlamentari, intervento a reti unificate del presidente della Repubblica. 
Lui, il cacciatore di sviste, non si può dunque permettere di sbagliare. È condannato a fare sempre bene. 

Nella speranza di avere scritto questa noticina senza alcun errore (ho già l’ansia! perché è certo che ci sia almeno un refuso), colgo l’occasione per inviare un personale e affettuoso abbraccio al caro e ineguagliabile amico Tatò. 
Raimondo Moncada 

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