Musica, poesia e teatro, per non dimenticare il sacrificio di Accursio Miraglia

Accursio Miraglia
“Possono uccidere me, non le mie idee, e, per fare migliorare le condizioni del popolo siciliano, è bene che queste idee vadano avanti”. Sono parole del sindacalista Accursio Miraglia ucciso in un agguato mafioso il 4 gennaio 1947, due giorni dopo il suo cinquantunesimo compleanno, quattro mesi prima della strage di Portella della Ginestra. A questo eroe, dirigente della Camera del Lavoro, ma anche artista e intellettuale (“dipingeva, scriveva, suonava il violino…”), è dedicata a Sciacca, la sua città, una giornata “Per non dimenticare”, “In memoria di tutte le vittime innocenti di mafia”, con musiche, poesie, teatro.
Nico Miraglia con Giuseppe Tornatore (in Baaria parla del padre)
L’iniziativa è promossa e organizzata dalla Fondazione “Accursio Miraglia” presieduta dal figlio Nico, con la Flai Cgil, il Comune di Sciacca, la Fidapa, l’Istituto comprensivo Statale “Maredolce” di Palermo, le associazioni “Mizzica” e “I Cittadini contro le mafie e la corruzione” e altre associazioni antimafia. Si svolgerà sabato 20 febbraio 2016, con inizio alle ore 9,30, nel teatro popolare “Samonà”. Interverranno artisti, scuole, rappresentanti delle istituzioni, del mondo del lavoro e dell’associazionismo.
Il programma prevede alle 9,30 lo spettacolo “Madreterra”, musiche e poesie per Accursio Miraglia, con Ezio Noto, i Disiu e Raimondo Moncada. A seguire un saluto dei sindaci del territorio, della Fidapa, dei giovani dell’associazione Mizzica, del segretario nazionale della Cgil. Concluderà la giornata lo spettacolo teatrale”Le donne del digiuno” realizzato dalla professoressa Giusi Vitale con le sorelle, le mamme, le zie e le nonne degli alunni della scuola “Maredolce” di Palermo.
Accursio Miraglia in mezzo alla sua gente che tanto l’ha amato

Una giornata per non dimenticare il sacrificio di Accursio Miraglia che, nel suo ultimo comizio, così come riportato nel libro a lui dedicato dal nipote Fabio, disse: “Non cerchiamo altro che la possibilità di ripresa della nostra gente e in altre parole di dare il nostro piccolo contributo all’emancipazione e alla dignità dell’uomo. È solo questo il filo conduttore che ci ispira e ci porta nel rischio. Non è colpa nostra se qualcuno non lo arriva a capire: non arrivi a capire, cioè, che ci sia, ogni tanto, qualcuno disposto anche a morire per gli altri”.

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