Per noi siciliani, lo straordinario dovrebbe diventare ordinario pur rimanendo straordinario perché di cosa straordinaria si tratta. Ma non riusciamo a “sfruttare”, nel senso migliore del termine, le nostre miniere d’oro. Una riflessione fatta con Piero Carbone domenica mattina, spettatori ancora presi di uno spettacolo, anzi di più spettacoli contemporaneamente all’interno dell’immenso parco archeologico di Selinunte, meraviglia incorniciata da un azzurrissimo mare e da un cielo che ti regala ogni giorno autentici quadri. Al di là dello spettacolo della natura, di quello divino dei Templi, sto parlando di Napordu che, ai piedi del tempio di Hera, ha aperto il Festival della luce con direzione artistica di Giacomo Bonagiuso. Uno spettacolo di musica e di teatro iniziato prima dell’alba, al buio, e proseguito tra mille sfumature di luce sulle colonne doriche e sull’Agamennone piangente di Salvatore Rizzuti, fino al pieno sorgere del sole. Lunghi applausi per un’opera corale che ha visto protagonisti: il cantautore Ezio Noto, l’attrice Lucia Alessi, il Collettivo Urbano d’Arte di Castelvetrano diretti da Massimo Pastore, i Cattivo Costume (Marco Milone e Roberta Izzo), i Disìu e altri signori artisti: Pasquale Augello, Libero Reina, Pino Tortorici, Totò Randazzo, Marco Caterina, Valeria Cimò, Mauro Cottone, Nanni Cicatello, Vincenzo Scaturro. Scultore dei suoni Francesco Barbata.
All’alba! non avevo mai fatto l’alba per assistere e poi godere di uno spettacolo musicale e teatrale nello spettacolo dei templi greci e nello spettacolo del sole che spacca la notte: fuochi d’arte divina. Da siciliano scettico mi sono anche domandato: ma chi si alzerà nel cuore della notte per venire al buio a Selinunte? A quell’ora si dorme, si sogna, sotto la confortante calura del lenzuolo.
Anche vedere gli spettatori entrare a piedi nel grande parco archeologico è stato uno spettacolo.
C’è stata gente che, per spostarsi da paesi distanti ed essere a Selinunte alle 5 del mattino, si sarà svegliata qualche ora prima (qualcuno non ha neanche dormito). Ebbene, tutte le sedie riservate al pubblico si sono riempite una dopo l’altra, così come i ruderi di colonne che alla bisogna si sono trasformate in sedute di sacra pietra. Ho visto anche gente in piedi con maglioncino . E gente (siculi e anche turisti) che si godeva i molteplici spettacoli girando attorno a quel teatro e vedendolo da ogni angolazione possibile.
Straordinario! Che rimane tale se queste straordinarie iniziative rimangono isolate, se diventano solo appuntamenti estivi. Finita l’euforia dell’estate, è come se finisse tutto. Ci dimentichiamo e si dimenticano delle meraviglie del parco, ci dimentichiamo e si dimenticano dei palcoscenici naturali, ci dimentichiamo e si dimenticano degli artisti locali, ci dimentichiamo e si dimenticano di una terra che potrebbe vivere anche in inverno del suo straordinario patrimonio artistico (inteso come insieme smisurato di monumenti e come insieme di eccezionali risorse umane: musicisti, attori ecc.). Far diventare lo straordinario ordinario, continuo, ogni mese, ogni giorno, in estate, in autunno, in inverno, in primavera, col sole e con la pioggia, all’aperto e al chiuso, in ogni condizione.
Di questo abbiamo parlato lungamente con Piero Carbone nel palcoscenico di Selinunte, con sincerità, non recitando. Lo abbiamo fatto senza pubblico che forse il pubblico per i fatti suoi faceva in privato le stesse considerazioni.
L’espressione dell’arte non ha tempo, non ha dimensioni, non ha luoghi. Ha solo bisogno di essere espressa come si esprime il sole quando ogni mattino puntuale rompe la notte. Esprimiamola, comunque, la nostra arte, anche senza palcoscenico. Tenersela dentro ci fa ammalare. Non si può impedire al sole di fare luce.
Raimondo Moncada
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