Il semaforo degli auguri


Non imprechi più se incontri un semaforo rosso. Ti arrabbi ormai per altro.
Mi capita sempre più spesso stare dietro una lunga fila per poi scoprire la causa di così tante macchine davanti a quella mia, nel massimo e religioso silenzio.
Ogni tanto, per la verità, senti qualche risata giungere da un’auto dove però c’è solo il conducente. Parla da solo?
Ultimamente mi succede in un tratto della strada statale 115 (l’unico tratto non autostradale della Sicilia che collega Agrigento, Sciacca e Trapani), dove sono aperti dei cantieri per dei lavori di manutenzione, di messa in sicurezza dell’arteria. Per tali opere, si chiudono le corsie e per disciplinare il traffico si piazzano dei semafori che bloccano le auto da una parte se dall’altra passano. E tu arrivi e apprezzi il silenzio e il vento che si fa largo attraverso i fili d’erba e il canto degli uccellini che si riscaldano la gola e lo sciabordio delle onde di un mare che vedi in lontananza. Di notte senti pure le cicale e le vibrazioni delle stelle. Ti guardi intorno, avanti e dietro, ed entri con gli occhi nell’abitacolo delle auto ferme dove i conducenti (e se ci sono anche i passeggeri), stanno col capo chino, senza parlare.
Nessuno più a romperti i timpani a colpi di clacson quando spunta il verde e tu che stai davanti non te ne accorgi e perdi quella frazione di secondo che nell’urbana quotidianità è fondamentale così come lo è in Formula Uno per mantenere la pole position o per sorpassare col ciao ciao chi ti stava davanti.
Ma cos’è accaduto?
D’un colpo la civiltà?
La verità è sotto gli occhi di tutti. Dobbiamo solo dire grazie ai fabbricatori dei moderni smartphone e a chi ancor prima ha inventato internet e poi i social network. Fanno parte della nostra vita, sono la nostra vita. Senza moriremmo. Non riusciamo più a farne a meno. Provate ad uscire di casa e a dimenticare il cellulare: una tragedia! 
Abbiamo bisogno continuamente di collegarci, andare sui social, vedere se l’amico (o l’amica) ci ha risposto; abbiamo necessità di contare quanti consensi sta riscuotendo il post o la fotografia che ci ritrae a Natale in una calda spiaggia delle Hawaii a sorseggiare l’aperitivo con una bella donna (o con un bell’uomo) mentre gli altri stanno battendo e ribattendo i denti dal freddo (che poi non è altro che un fotomontaggio, ma che nessuno capisce perché sui social non si capisce più ciò che è vero e ciò che è falso).
Scegli allora tutti i percorsi dove ci sono i semafori, dove hai un’alta possibilità di fermarti con la macchina, fare una pausa, riprendere in mano lo smartphone e controllare gli ultimi aggiornamenti con le ultime notifiche e rispondere, rispondere prendendoti tutto il tempo che ci vuole. Imprechi solo se scatta il verde e tu devi ancora finire di scrivere la risposta, di postare la foto senza pancia o l’immagine con le tette rialzate e a coppa di champagne. Per fortuna, dietro, nessuno ti fa fretta e perdi qualche minuto per finire quello che hai iniziato qualche oretta prima sempre in fila con la macchina. E se arriva di nuovo il rosso, dopo il verde, nessuno se ne accorge.
Tranquillo. 
Se il giorno di Natale, o nella notte del Capodanno, incontrate lunghe file di auto e di moto e di camper e di camion per le strade urbane, extraurbane, statali, provinciali, rurali, regie trazzere ecc. altro non sono che uomini donne e bambini, intere famiglie che, nella calma di un semaforo acceso, inviano a pioggia messaggi di auguri ad amici e parenti con lo smartphone, con il tablet o con il vecchio computer. 
Per risparmiare carta, per risparmiare tempo, per risparmiare vita.
Buon Natale e Felice Anno Nuovo a tutti, in fila come voi dal semaforo sotto casa.  

Raimondo Moncada

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