La campana della vittoria

Le campane possono far bene nella battaglia contro il cancro?
Sì!
Di campane ho parlato oggi in un incontro casuale per le vie di Sciacca con il dott. Michele Bono, saccense, direttore dell’Unità Operativa complessa di Radioterapia del Polo Ospedaliero di Agrigento. Mi ha visto e si è fermato per salutarmi e per scambiare due parole, anche sul mio stato di salute. Non è il mio medico, ma sa quello che ho (ma chi glielo ha detto? Non ho mai parlato con nessuno della mia patologia, neanche su Facebook dove siamo “amici”).

In un precedente incontro, diversi mesi fa, sempre casuale, mi aveva parlato del suo reparto, con apparecchiature e metodologie all’avanguardia nell’aiutare ogni paziente oncologico nella sua durissima salita. Lui parlava e io, dentro di me, aggiungevo anche la sua umanità.

Oggi come auspicio da campanile gli ho subito detto: “Spero di non avere più bisogno di radioterapisti e di radioterapie, a cui sono stato sottoposto all’inizio del mio percorso a Bologna.

Non ci siamo incontrati per parlare di campane, ma ci siamo arrivati non so come. In particolare abbiamo parlato di una speciale campana, diversa da quella che si sente a scuola o in fabbrica o in chiesa. Abbiamo parlato della campana della vittoria, del suo suono, del gesto di suonarla, del suo importantissimo valore simbolico.

Ma cos’è questa campana della vittoria?
Il 13 settembre 2024 il suo primo suono, al San Giovanni di Dio, dove è stata istallata nel reparto di Radioterapia. Quel giorno, sua inaugurazione, un paziente l’ha fatta risuonare dopo aver completato il suo ciclo di terapia.
Leggo che è stato il primo esempio in Italia di in un centro di radioterapia. Che bel primato!

Sento quel suono risuonare per l’intero corpo del paziente. Sento la sua forza prendere la cordicella e tirarla, tirarla, come se si fosse vinto uno scudetto o, meglio, una Coppa dei Campioni.
Un simbolo, un segno tangibile, un incoraggiamento per il malato e per gli operatori sanitari, fondamentali con la loro scienza e umanità lungo il percorso di cura dei pazienti dall’inizio e fino alla vittoria finale quando hai la sicurezza scientifica che al mostro è stata definitivamente tagliata la testa.

Campana aspettami! Già immagino per me un futuro da campanaro.

Raimondo Moncada
P.S. Mi sono permesso di recuperare la foto dal profilo del dott. Michele Bono.

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