Ho visto il film Buen camino di Checco Zalone e dico subito che mi è piaciuto assai. E dire che non ci sarei voluto andare a vederlo al cinema dopo aver letto due recensioni non positive dal tono stroncante, in cui si parlava di una pellicola inferiore rispetto alle precedenti del suo autore e in cui poco si rideva.
Poi mi sono convinto ad andarlo a vedere: uno perché amici che l’avevano già visto mi hanno convinto ad andarci; due perché mi hanno invitato ad andarci e mi sono aggregato senza farmelo dire due volte.
Ma la cosa bella è che ci sono andato e non ho trovato posto, né alla prima, né alla seconda, né alla terza né alle notturne rotazioni con gente a fare la fila al botteghino delusa per non essere riuscita a imbucarsi e in attesa di qualche miracoloso forfait. Ho trovato un posto risicato solo dopo un giorno, nelle ultime file, dove se non sei alto almeno due metri vedi solo la parte superiore dello schermo. Ma sono riuscito nell’impresa dopo la minaccia di Donald Trump: “Se non fai entrare a Raimondo nei giorni di San Raimondo, mi accaparro io dei posti con la forza”.
E così ho visto il film Buen camino. E mi è tanto piaciuto, più degli altri film che ho visto di Checco Zalone. E posso fare anche un paragone: quest’ultimo film sul Cammino di Santiago – da spettatore e non da critico recensore cinematografico – mi è sembrato superiore ai precedenti, per la storia, per il messaggio, per l’altalena di emozioni. Debbo ammettere – forse perché sono molto sensibile a certi argomenti – in alcune scene mi sono pure commosso. Ecco la genialità del comico, far ridere e far piangere, in una pellicola leggera, ironica, scorretta.
Checco Zalone alza l’asticella!
E cosa dire dell’affollamento, della fatica dei gestori di cinema a contenere la folla al botteghino, a dare spiegazioni, a rimandare la gente a casa, a trovare dei posti liberi per febbraio, marzo, aprile? Ben vengano questi film, sono una gran boccata d’ossigeno per gli esercenti e per il sistema cinema.
Raimondo Moncada
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