Non solo ponti. Cedono anche i balconi in cemento armato

Siamo disarmati. Il cemento  ci ha traditi. Meglio, a questo punto, ritornare all’età della pietra. Ora c’è l’urgenza.
Continuano a cedere e a crollare viadotti costruiti in cemento armato. Il primo, il secondo, il terzo… Ora non è più opera del caso. È il segnale della conferma: non siamo più sicuri, non siamo più protetti.
Il cemento armato, il materiale che ha rivoluzionato il modo di costruire dell’era moderna, giorno dopo giorno si disarma e ci disarma. Tutto è stato costruito con questo materiale. L’antica pietra viene principalmente usata solo per decori,  pavimentazioni, rivestimenti (anche dello stesso calcestruzzo per nasconderlo e dare un tocco di rustico al manufatto). Costruire con il calcestruzzo è facile e veloce: ponti, muri di sostegno, capannoni…
Grandi infrastrutture pubbliche, opere industriali, ma non solo: anche edilizia privata.
Le case moderne sono in cemento armato. Il tetto sotto cui dormiamo è in cemento armato, materiale molto resistente che il tempo, la mancanza di manutenzione rendono però debole e ci fa paura specialmente se non è stato prodotto secondo determinati requisiti scientifici. Abbondando di sabbia, non proteggendo l’armatura d’acciaio, non mescolando l’impasto a regola d’arte, il cemento armato non ha lunga vita. E poi non bisogna dimenticare che, essendo un materiale artificiale, il cemento armato non è eterno come la pietra.
Chi ci assicura, dunque, la stabilità dei viadotti che ogni giorno attraversiamo? Chi ci garantisce la tenuta dei muri che ci proteggono dai terrapieni? Chi ci tranquillizza sulla resistenza delle dighe? E chi mai ci conforterà sulla sicurezza dei nostri appartamenti, cellule di palazzine alveari che hanno reso uniformi le case in ogni angolo del nostro paese e del mondo? 
Meglio una capanna di canne. La canna (non quella che si fuma!) è molto più sicura. Resiste pure ai movimenti tellurici.  
La foto di un balcone in cemento armato parla da sola.
Il cemento armato che da cinquanta, sessanta, settant’anni, usiamo per le infrastrutture pubbliche e per le nostre case si disarma. E il mondo che ci siamo costruiti diventa sempre più vulnerabile. Prima che ci cadi addosso, forse sarà meglio ripensarlo e ricostruirlo, più sicuro e meno grigiamente informe.
Raimondo Moncada


Sullo stesso argomento, si è scritto il 12 settembre 2012 in un pezzo dal titolo “Prima che il cemento di sabbia ci uccida, ricostruiamo il mondo in pietra arenaria”


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