Anche io sono stato uno scolaro dell’elementare “De Cosmi”, al Villaggio Mosè. Ho frequentato la scuola dalla prima alla quinta elementare, col grembiule blu e il fiocco bianco al collo. Ed è con infantile emozione che ho appreso del recupero di quell’edificio, a me molto familiare, di Piazza del Vespro, chiuso, vandalizzato, incendiato, distrutto e abbandonato da anni.
Ho letto la notizia e mi si è aperto il cuore oltre che un passato lontano quattro decenni: “Il prossimo 17 settembre, alle 10, in piazza del Vespro al Villaggio Mosè, è in programma la cerimonia di riapertura della scuola elementare De Cosmi. Lo scorso 10 settembre, infatti, è avvenuta la consegna delle chiavi al Comune di Agrigento da parte della Costruzioni Moncada, che per conto della Fondazione AGireinsieme ha completato la ristrutturazione e la messa in funzione degli impianti dell’edificio di piazza del Vespro. I bambini residenti nel quartiere possono tornare ad imparare e a giocare nella loro scuola completamente recuperata, in un complesso più consono per la loro formazione e la loro crescita”.
A nome di quel bambino che sono stato e a nome dei miei compagni della “De Cosmi”, un sentito grazie alla Fondazione Agire Insieme e al suo presidente Salvatore Moncada che, approfitto dell’occasione, non è un mio parente come mi chiedono, ma porta lo stesso nome e cognome del mio trisnonno paterno Salvatore Moncada, padre del mio bisnonno Emanuele Mncada, padre di mio nonno Raimondo Moncada, padre a sua volta di mio padre Gildo Moncada, tutti nati e cresciuti nell’antico Rabbato di Agrigento.
Sono un villaggese. Sono cresciuto al Villaggio Mosè. Sono nato ad Agrigento, dentro un appartamento di Via Verdi, traversa della più nota Via Manzoni. Dopo pochi mesi, il trasferimento della mia famiglia in Vicolo Seminario, sotto l’ombra della Cattedrale di San Giullà. All’età di cinque anni, lo spostamento definitivo al Villaggio Mosè, periferia delle periferie, quando ancora il Villaggio non era tutto quell’ammasso di case e di negozi che conosciamo oggi. Allora, siamo nel 1972, c’era soltanto un pugno di abitazioni. C’erano solo gli alloggi dei minatori della vicina miniera Ciavolotta. Poi il nuovo insediamento di sei palazzine popolari, di colore bianco, costruite dall’Iacp. Tutt’attorno, negli anni, si è sviluppato tutto il resto, nel caos. Lungo la statale 115, ora Viale Leonardo Sciascia, dall’oggi al domani, ho visto sorgere case come funghi. Crescevano più di me.
Ho fatto parte dei primi emigrati agrigentini che hanno iniziato ad abitare il nucleo antico del Villaggio, ai piedi della Collina Mosè, già abitato da famiglie favaresi. Ricordo quegli anni. Ricordo la mia aula alla “De Cosmi”, inizialmente al piano terra e poi al primo piano. Ricordo i visi felici dei miei compagni, i volti sorridenti degli insegnanti che mi cambiavano ogni anno (ho ancora memoria dei maestri Celauro al quarto e di Marchica al quinto). Ricordo mia sorella Rosina, più grande di me, ed i miei fratelli più piccoli, Giuseppe, Federico, Alessandro, frequentare questa scuola e ricordo anche i loro compagni con cui nel pomeriggio, dopo i compiti, si condividevano gli spazi pubblici all’aperto (c’era solo la strada e in strada ci si ritrovava per giocare, con qualche sortita nell’aperta campagna). Ricordo ragazzi più piccoli di me che poi sono diventati importanti, come il cantante dei Tinturia Lello Analfino e il calciatore di serie A Giovanni Sorce con cui ho pure giocato nei combattuti tornei tra “Casi vecchi e casi novi” al campo sportivo, una spianata con parti in terra battuta dal calpestio e parti in terreno agricolo con zolle e erba selvatica.
Ricordo ragazzi più grandi, conosciuti di sfuggita, e poi ritrovati più avanti negli anni come Carmelo Sardo, scrittore e giornalista Mediaset. Ricordo con affetto compagni di classe che non ci sono più. Ricordo con rimpianto compagni che non ho più incontrato. Ricordo i miei primi scarabocchi, i miei primi disegni, le mie prime parole sui quaderni, i miei primi libri, le mie prime letture, le mie prime recite, le mie prime interrogazioni. Sento ancora le palpitazioni per l’esame di quinto anno.
È stato il periodo dei miei primi calci a pallone e della mia passione per il “carretto”, giocattolo artigianale costruito con tavole di legno e cuscinetti d’auto con cui partecipavo alle gare di velocità lanciandomi lungo la discesa della Collina Mosè. Andavamo più veloci delle auto dei nostri genitori.
Dentro quell’edificio di piazza del Vespro, c’è parte di me, c’è ancora l’animo di quel ragazzino che alla “De Cosmi” ha imparato a leggere, a scrivere, a ragionare, a vivere.
Chissà se un giorno riusciranno a rialzare anche il mio asilo in macerie, l’ex Istituto Schifano, crollato in quel centro storico di Agrigento dove ho vissuto i miei primi sei anni di vita e dove c’è ancora il mio respiro, e dove vivono ancora zie e vecchietti della mia infanzia.
È solo un sogno di un bambino della “De Cosmi”.
Raimondo Moncada

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