Re di Sicilia a Parigi, con libreria di soli scrittori italiani




Parigi ha un Re di Sicilia. È a Marais, il quartiere dove nei portici della piazza Vosges trovi anche la casa del celebre scrittore Victor Hugo. Ci vai e ti sembra di andare indietro nel tempo e di respirare aria di casa tua. 

Entro nella “Librairie italienne Tour de Babel” al numero 10 di Rue du Roi de Sicilie. Mi faccio un giro tra le sale e i nutriti scaffali quando vengo attirato da una voce di donna. Parla in francese. Ma intuisco il contenuto. 
– Avete qualcosa di siciliano? 
Per tutta risposta, lascio gli scaffali e offro la mia persona: 
– Eccomi! 

Ho davanti una distinta signora dai capelli bianchi. Chiede libri di scrittori siciliani al personale della libreria. Lo chiede in francese. Capisco che parla di siciliani perché pronuncia la parola “sisilian”. Quando mi presento lo faccio in italiano, il francese l’ho studiato alle scuole medie ma non lo parlo: 

– Se cerca qualcosa di siciliano, lo ha trovato. Eccomi! Sono siculo, di Agrigento, la terra di Luigi Pirandello e Andrea Camilleri. Si sente dall’accento?
La signora ride e si avvicina assieme all’amica che l’accompagna. Comincia a parlare in italiano, con la melodiosa tonalità francese e la caratteristica erre moscia. 
– Pure io sono siciliana. Di Ravanusa
– Che piacere! Chi l’avrebbe mai detto: incontrare una conterranea e pure della provincia di Agrigento all’interno di una libreria italiana in via Re di Sicilia. 
– E lei ancora non sa che uno dei titolari della libreria è pure lui siciliano e della provincia di Agrigento. 

Me lo indica. È seduto dietro un bancone, legge, avvolto da libri e con alle spalle un mobile pieno di DVD. Tutto, libri e film, sono nella lingua madre: italiano. Dentro la libreria italiana ci sono soli autori italiani: narratori, poeti, saggisti, registi. 

Ci stringiamo la mano. Il nome e il cognome non possono essere parigini. Sono il marchio Doc di un’origine che accomuna tanti conterranei sparsi per il mondo.
– Mi chiamo Fortunato Tramuta. Sono di Lucca Sicula
La mia curiosità è a mille. Tre siciliani della stessa provincia in una libreria italiana a Parigi, nel centro dell’Europa: una della parte orientale, uno di quella centrale, l’altro di quella occidentale. 
Smetto di curiosare tra gli scaffali e mi intrattengo con i due conterranei. 
La signora è una cliente abituale. Non so perché, ma non le chiedo il nome. Forse aspetto che me lo chieda lei. È molto simpatica e ha il volto sorridente. Ci mettiamo a parlare della nostra terra mentre un’addetta della libreria, nel frattempo, le prende un po’ di libri di autori siciliani e li sistema su un tavolo sopra altri libri. Ha l’imbarazzo della scelta. Ma la cliente ravanusana, forse distratta da me, non li sfoglia. Siamo pure prossimi all’orario di chiusura serale: le sette. E fuori, come negli ultimi giorni, si addensano nuvole nere pronte a scaricare una buona dose di pioggia anche se siamo a fine agosto e giù dalla Sicilia arrivano notizie di caldo torrido. 
Mi dice di essere ritornata da poco da Ravanusa, paese che ha lasciato all’età di sei anni per stabilirsi a Parigi con la famiglia. È legata a un ricordo di Ravanusa: cittadina profumata, ricca di fiori e di garofani ai balconi. Immagine che è rimasta solo nei suoi ricordi di bambina. Anche io le parlo nostalgicamente del centro storico di Agrigento e delle viuzze dove sono nato e cresciuto. 

La signora va via. Dice che ritornerà un altro giorno, con più calma. Mi saluta e mi augura una buona permanenza non prima di elogiare la libreria. Mi dice che non ne esiste una uguale. 

Mi avvicino a Fortunato Tramuta e mi faccio raccontare la sua storia. Si mostra subito disponibile. Con spontanea cordialità, risponde alle domande. Si alza dalla sua scrivania, abbandonando la lettura. 

Ci diamo del tu. Ha 61 anni, la metà dei quali vissuti a Parigi. Proprio trent’anni fa, assieme a due amici veneti, ha aperto la libreria Torre di Babele. Fortunato Tramuta ne è il direttore e la gestisce con la signora che ha servito la cliente ravanusana. Scopro che Fortunato è amico di importanti letterati (“Vincenzo Consolo è stato un carissimo amico”) e che la libreria ha ospitato e continua a ospitare incontri con autori italiani. È venuta tanti anni fa Simonetta Agnello Hornby quando uscì il suo romanzo d’esordio La Mennulara

Fortunato Tramuta si dichiara “migrante storico”. Ha lasciato Lucca Sicula giovanissimo, trasferendosi con i genitori a Firenze. È qui che ha aperto la sua prima libreria. Poi il suo trasferimento a Parigi, da dove – ricorda – ha collaborato per le riviste della casa editrice milanese Guanda. Si esprime in perfetto italiano. Di tanto in tanto si compiace con qualche battuta in siciliano 

– Perché avete scelto come nome Torre di Babele? 
– All’inizio pensavamo di proporre libri anche di autori di altri paesi tradotti in italiano. Abbiamo poi deciso di specializzarci solo in autori italiani. 
– Una libreria italiana di un siciliano in Via Re di Sicilia. È un caso o è una precisa scelta strategica?
– È assolutamente un caso. In questo locale prima c’era una sala da te. Quando ha chiuso abbiamo preso noi il suo posto. Il luogo è perfetto. La fermata della metropolitana è a pochi passi. Quando abbiamo aperto, il quartiere era meno “in” di adesso. Allora gli affitti erano molto abbordabili. 

Rue du Roi de Sicilie è una parallela della parte terminale della più nota e lunghissima Rue de Rivoli, che da Place de la Concorde costeggia i maestosi Jardin des Tuileries, il Museo del Louvre, l’Hotel de Ville fino a Saint Paul dove comincia Rue Saint Antoine che la congiunge a Place de la Bastille

Dalla fermata della metro, a Saint Paul, alla libreria ci sono a piedi meno di due minuti. 

– Avere la fermata della metropolitana a due passi è stato fondamentale per la nostra attività. Abbiamo una clientela che si sposta, che viene da altri quartieri. 
– Chi sono i vostri clienti? 
– Al 90 per cento sono francesi che si interessano all’Italia e agli italiani.
– Da noi, in Italia, si parla di crisi del settore del libro. Qui come siete messi?
– Anche qui c’è crisi, ma ci  difendiamo. In Francia c’è un’associazione libraria forte. Ci sono poi leggi e altri accorgimenti che ci tutelano. 
– Cosa vi chiedono i clienti: narrativa, poesia, saggistica? 
– Letteratura. C’è poi una valanga di persone che studia la nostra lingua e chiede libri con metodi per imparare l’italiano. 
– Quali sono gli autori più gettonati?
Italo Calvino è il più venduto. Poi si vende Andrea Camilleri, ovviamente. Antonio Tabucchi è molto amato, così come Erri De Luca.
– Gli altri autori agrigentini come vanno? 
Piradello è un classico. È conosciutissimo e ci viene richiesto soprattutto il suo teatro. Sciascia va tantissimo. Non capisco perché non abbiano più ristampato il volume La Sicilia come metafora, il libro con l’intervista a Sciascia della giornalista francese Marcelle Padovani. Non si trovano più copie da anni. Chi ne possiede una se la deve tenere stretta. Oggi si continuerebbe a vendere benissimo. 

È arrivata anche qui la notizia della messa in vendita della casa di Leonardo Sciascia a Racalmuto. Viene commentata con incredulità: non è possibile! 

Abbiamo superato l’orario di chiusura della libreria. Me ne rendo conto. Dentro la libreria degli italiani sono l’unico cliente rimasto. È arrivato il momento di andare. Chiedo a Fortunato se posso utilizzare la nostra piacevole e interessante conversazione per il mio blog. 

– Non ci sono problemi. 
Ci salutiamo. Ci stringiamo di nuovo la mano dandoci appuntamento chissà a quale futura occasione. 
Esco. Mi sento più ricco. La libreria abbassa la saracinesca. Imbocco Rue de Sant Antoine alla ricerca della Maison di Victor Hugo. Mi sbrigo. Non vorrei farlo aspettare. 

Raimondo Moncada 

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