Da noi non si festeggia quello che vogliamo festeggiare.
Da noi non si canta quello che ci piace cantare.
Da noi ci ordinano quello che dobbiamo festeggiare e quello che dobbiamo cantare.
Da noi siamo portati in piazza a sventolare bandierine o ad alzare la voce o a battere le mani per unirci alle ovazioni per acclamare chi comanda e fargli gonfiare il petto di fiera gratitudine quando ci arriva il segnale con i fucili.
Da noi non si parla se non con le parole che si possono dire o che ci dicono di pronunciare.
Da noi non si ride se non con i sorrisi di chi schiaccia il piede sulla nostra testa.
Da noi, se sei fortunato, si paga con i lividi se non rispetti quello che non è giusto.
Da noi se agisci per conquistare l’aria da respirare, col suo profumo, vieni segnato sul registro con una croce perché devi tacere, perché devi fermarti, perché devi morire se perseveri così come devono morire le persone che si uniscono a te.
Da noi si vive bene se fai bene quello che ti dicono di fare anche come e quando stringere una mano, abbracciare o baciare.
Da noi era già successo ma per una maledizione abbiamo cancellato ogni memoria dei nostri padri e dei nostri nonni, come loro avevano cancellato quella dei loro padri e dei loro nonni.
Da noi, su Marte, si sta così, come in ogni dittatura, perché le dittature non hanno un solo volto così come non hanno solo un nome o solo un colore o solo un suolo o solo un tempo; e l’ho scritto sul mio corpo con inchiostro indelebile così da poter resistere quando il mio corpo muto si tramuterà in un libro che potrà essere letto quando si potranno di nuovo leggere i libri, tutti i libri, se si avrà ancora la capacità di leggere.
Raimondo Moncada
www.raimondomoncada.blogspot.it
Da “Poesie in libertà”
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