Fa bene o fa male?


Fa bene o fa male? Decidetevi! Decidiamoci. Regna da secoli, direi da millenni, da quando l’uomo e la donna hanno cominciato a passeggiare sfogliando il mondo, la più totale confusione. 

Prendiamo il caffè: fa bene o fa male alla salute? C’è chi dice che fa bene e c’è chi dice che fa male. E c’è anche chi dice che entro un certo limite fa bene ed entro un altro certo limite fa male.

Prendiamo pure lo zucchero: c’è chi dice che è puro veleno e c’è chi dice che senza non si può vivere (ditemi: come si fa a mangiare i cannoli, i panettoni, i bignè senza l’aggiunta di zucchero nella pasta e nella crema? Come? Che Natale sarebbe senza zucchero?).

E così per altri cibi, per altre abitudini, per tutto. Anche per le medicine, messe a punto dall’uomo per guarire, per stare bene, per farsi belli e per allungarsi la vita, vale lo stesso ragionamento. Stai per decenni ad assumere un farmaco perché i più alti luminari della scienza te lo hanno indicato come un salvavita – e tu in effetti stai bene – e poi piomba una ricerca scientifica e ti ordina: ALT! SPUTALO! VOMITALO! FATTI FARE SUBITO LA LAVANDA GASTRICA E PREGA. 

La nuova ricerca, con le nuove conoscenze e la nuova strumentazione al laser digitale, ha verificato che sì il farmaco ti guarisce il mal di denti nel giro di un giorno ma che nel giro di altri due giorni lo stesso farmaco ti danneggia tutto l’apparato digerente, tutto l’apparato respiratorio, tutte le articolazioni, tutto il cuoio capelluto, tutti i sensi, fino a ucciderti se già non ti hanno ucciso i materiali e i macchinari usati per conservare o cucinare alimenti che prima erano buoni e poi si è scoperto essere altamente cancerogeni. 

Mi succede spesso leggere o ascoltare notizie del genere e mi confondo e mi preoccupo anche, con una massaggia dose di ansia. A volte non ci penso e prendo due, tre caffè perché c’è una ricerca che mi assicura che fa bene al cuore, al sistema cardiovascolare, all’intelligenza, alla memoria… E poi, ascoltando un’altra ricerca contrastante, mi paralizzo, mi innervosisco, divento cretino, dimentico tutto, non esco di casa, provo a riprendermi con una terapia per sanare le ferite della mia psiche ma perdo la psiche e non so più chi sono. 

In tutto questo si inserisce la millenaria storia degli ultimi saranno i primi. Ma poi, a mente serena, lucida, razionale, penso che nessuno prega per diventare ultimo. Uno si sforza sempre per diventare il migliore di quello che può essere, di quello che ha scritto dentro nel proprio potenziale: il migliore papà, la migliore mamma, il migliore artista, il migliore artigiano, il migliore professionista, il miglior nullafacente, il miglior benefattore… Senza arroganza, ma con l’umiltà e la coscienza di potere dare sempre di più di quello che abbiamo già dato. 

E ora mi chiedo: per la scienza fa bene o male fare di questi ragionamenti? E se fa male: che mi prendo?

Raimondo Moncada

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