Il virus clinicamente resuscitato

È un virus malato, nel senso che non capisce nulla: malato di testa. È un virus senza cervello che non segue le affermazioni degli scienziati (non di tutti) che, sulla base della loro scienza, ci hanno detto e ripetuto e cantato con mille melodie prima durante e dopo l’estate (è futurologia!) che il virus, clinicamente già morto, sarebbe deceduto con i primi sorgenti raggi di sole. L’ultravioletto, come dimostrato pure dalle ricerche, gli avrebbe dato il colpo di grazia. E invece, nel cuore dell’estate, con temperature che ci anneriscono la pelle facendoci sembrare tutti africani, che cosa avviene? Che i numeri dei contagiati, quelli forniti dalle autorità sanitarie, sono di nuovo in aumento come all’inizio della pandemia costringendo il governo nazionale e quello regionale a restringere le aperture del dopo primo lockdown: niente falò, niente bivacchi, niente faccia a faccia, niente assembramenti, insomma, niente piste da ballo e gran ritorno alla cara mascherina anche all’aperto in luoghi poco distanzianti e poi si vede. 

Un capriccio di chi comanda visto che Coviddi non ce n’è? O si sarebbe dovuto continuare ad allargare le maglie considerato anche il caldo africano che non dà tregua neanche agli invisibili virus?

Che confusione! Non si capisce più niente. Ci aggrappiamo ora all’una o all’altra verità. Ora all’uno o all’altro scienziato che eleviamo a nostro guru facendolo diventare virale. 

Ma mi chiedo: che scienza è la scienza spaccata in due e più scienze? E quando parlo di scienza mi riferisco a quella con i discepoli scienziati che dovrebbero parlare una sola lingua, quella della verità, quella con cui – dati oggettivi alla mano – si danno solo certezze (e non trovare uno che si presenta come scienziato dire una cosa e trovarne un altro che lo contraddice). 

In Sicilia, isola del sole, eravamo arrivati al cosiddetto Covid-free, zona a zero contagi (e tutti ci siamo messi a ballare dalla gioia!). E poi? 

Poi è successo che il virus ce lo siamo andati a prendere noi, con i viaggi all’estero, in stati pure del Mediterraneo, stati caldi, stati baciati dal sole come la nostra nostrana terra. Ci siamo andati, ce lo siamo messi dentro, che lui si nasconde bene, e da bravi importatori lo abbiamo importato in terra nostrana donandolo ad amici e familiari e conoscenti. 

Qualcuno a questo punto dirà: e gli immigrati? Perché non parli degli immigrati che ci stanno invadendo e tanti, tantissimi, sono positivi? 

E da dove vengono questi immigrati? Dal polo nord? Dalle grotte del ghiaccio artico? Oppure vengono da un’area, da un continente che è ancora più caldo della nostra calda isola, ovvero l’Africa che ha il sole più grande del mondo? E se il sole dell’Africa non distrugge il virus, mi chiedo da profano, da uno che non capisce niente: che scienza è la scienza che ha affermato che il caldo dell’estate avrebbe fatto strage del Coviddi, poverino?

Ma forse siamo di fronte a un virus malato di testa, che ci prende in giro che prende in giro gli scienziati, specialmente quelli dei social. Il Coviddi si nasconde, ci fa capire che non c’è, che è stato bruciato dal sole e poi … tacchete! Ti rispunta più feroce di prima, più abbronzato di prima. 

Un dubbio, che potrebbe anche essere una constatazione, una grande scoperta: e se d’estate il Coviddi (quello che non c’è) ama ritirarsi in vacanza nei mesi di giugno e luglio per poi ritornare ad agosto nelle discoteche tramite gli amanti delle vacanze all’estero e sulle barchette dei migranti provenienti dall’Africa e ancor di più nei mesi di settembre e ottobre fino ad augurarci “Buon anno” consigliandoci di non indossare le mascherine e di metterci i tamponi?

Meditate gente, meditate. Perché questa è la nuova scienza in cui tutti siamo ormai scienziati della nostra personale scienza, il primo io che disconosco quanto scritto sopra (ma se si dovesse avverare sarò il primo a dire: lo avevo detto! ma purtroppo non mi hanno dato ascolto).

Solo una certezza al momento: il virus è clinicamente resuscitato (non so però in che percentuale, mi mancano i dati, ma anche senza dati posso fare scienza e diffonderla sponsorizzandola sui social). 

Raimondo Moncada 
P.S. Post ironico. Non va preso per vero o, meglio, ognuno si sceglie la sua verità. 

Solo esercizio intellettivo, tentativo di ragionamento e uno stimolo a far ragionare nella calura estiva e nello stordimento dell’infodemia.

Per approfondimenti, i grandi esperti consigliano pro domo mea la lettura di Fake news – manuale semiserio di sopravvivenza contro le bufale



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