“Il teatro è la cura”. Sono di quelle frasi che potrebbero non avere alcun significato, dette così. Delle frasi fatte, insomma, che ti scivolano perché troppo retoriche, vuote. Ma è la frase che più mi è rimasta impressa ieri sera al termine dello spettacolo Elena, un adattamento da Euripide di Luca Cedriola, con in scena Viola Graziosi e Graziano Piazza al teatro antico di Segesta, per le Dionisiache 2020, dopo il tramonto, seduto con la mascherina assieme a tante altre mascherine su un gradino di oltre duemila anni, con la scenografia del cielo, delle stelle e del mare di Castellammare del Golfo. Uno spettacolo nello spettacolo in un luogo magico, in cima al Monte Barbaro, a me sconosciuto fino a ieri sera nella mia natia Sicilia.
“Il teatro è la cura” non è stata una battuta del copione, ma è stata pronunciata dal regista e attore Graziano Piazza al termine della messinscena nel ringraziare tutti per la produzione, l’organizzazione e la partecipazione nel rispetto delle norme anti Covid e dopo mesi di chiusura di ogni attività artistica durante il lockdown.
Ritrovarsi, dunque, provare a ripartire col pubblico, riconquistandosi quegli spazi fisici e vitali che il virus ci ha tolto e ci vuole ancora togliere vincendo la guerra con intelligenza e rispettando le uniche regole in attesa dell’antidoto.
“Il teatro è la cura, e queste pietre ancora vive sono qui a dimostrarlo”, ha concluso tra gli applausi Graziano Piazza.
Raimondo Moncada

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