Quando la malattia toglie e l’umanità restituisce

La malattia ti toglie tanto e senza chiederti il permesso. Oggi, ad esempio, mia figlia Luna ha discusso la sua tesi di laurea su Didone della triennale in Lettere Classiche all’Alma Mater di Bologna e io non ho potuto essere fisicamente con lei come desidera qualsiasi genitore. 

Sono ancora in ospedale, ricoverato. 

Per fortuna che gli ospedali esistono, con i medici, gli infermieri, gli Oss, che si prendono cura di te e non ti fanno uscire se prima non sei in condizione. 

Pensavo di farcela, anche con i tubi, anche con i cateteri, anche a mezzo servizio e dire con orgoglio alla Commissione dell’Università richiamandone con una mano l’attenzione: “Sono io il padre e questa accanto a me più giovane è la madre. È tutta ai suoi genitori”.
Niente. Non c’è stato verso. Sono rimasto in ospedale. La malattia toglie ai pazienti e ai loro familiari che li vorrebbero sempre con loro nelle tappe più importanti che segnano un’esistenza. 
Venti minuti prima dell’orario previsto per la discussione, una giovane medica si catapulta nella mia stanza e mi invita ad alzarmi dal letto. 

“Dai, si sbrighi che si sta facendo tardi”.

“Perché?”

Non ho spiegazioni. Mi fa capire che si tratta di un controllo medico. La seguo. Non posso rifiutare l’invito perentorio di un medico. 

La dottoressa Carmen mi conduce in una stanza. Apre la porta e noto subito un gran mazzo di rose rosse: “Auguri per sua figlia!”

E noto un portatile acceso. È il suo, della dottoressa Carmen, ed è collegato a un cellulare che proverà a farmi partecipare virtualmente, e con le difficoltà del segnale, alla laurea e al sorriso raggiante della neo dottoressa. 
Una sorpresa, un dono che mi ha lasciato senza parole e con i solchi delle lacrime sul viso. 

“Grazie!” dico alla dottoressa Carmen che ha condiviso questa sua iniziativa con i colleghi del reparto. Tutti sapevano, tranne il sottoscritto. Sapeva pure Lucia, complice della dottoressa Carmen. 
Quello che la malattia toglie, lo restituisce l’umanità, il cuore delle persone che hanno la capacità di sintonizzarsi con i cuori a pezzi. 
Mi si è riempita una flebo di felicità, dopo giornate non facili. Mi spingerà verso l’uscita dall’ospedale contro ogni altro ostacolo almeno per dire: non ho vissuto un’intera estate 2022 chiuso in una corsia a fare incetta d’aria condizionata. 
Raimondo Moncada

P.S. Ritorno con questo post dopo avere spento il cellulare e chiuso i social da giorni. Mi sono di nuovo ritirato per ritornare oggi momentaneamente per condividere un momento di gioia con familiari, parenti e amici. 
Chiedo scusa per non aver risposto a telefonate o messaggi. Non ho avuto né la forza né l’animo. Ringrazio quanti hanno continuato a darmi sostegno e amicizia. Finirà prima o poi. 









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