Ci sono momenti nella vita in cui piangi pure di fronte alla bellezza: un tramonto, un albero illuminato, il sorriso urlante di un bambino, un panino con le panelle o con la meusa, un vaso in ceramica, un gioiello in corallo, un passaggio del libro La partita della vita di Sinisa Mihajlovic.
Ti emozioni con niente, anche davanti a un amico che fotografa sotto l’albero di Natale di Piazza Scandaliato la moglie e la figlia, alla visione dei pescherecci al porto di Sciacca che formano un quadro con le colorate case della Marina, a una mamma inginocchiata in uno dei banchi della Basilica a pregare la Madonna del Soccorso non so per richiedere quale miracolo, a un conoscente che ti ferma e ti abbraccia solo con lo sguardo perché c’è stato il passaparola e lo ha saputo così.
Non faccio altro che piangere.
Anche adesso parlando a tavola con un amico, parlando delle nostre esperienze oncologiche, io avanti con le terapie che mi fanno sentire un esperto e lui ancora indietro e che incoraggio e a cui dico che certi effetti collaterali, come non avere appetito, perdere chili e tanto altro, sono purtroppo normali e non dipendono da noi che comunque troviamo forze che pensavamo di non avere per affrontare la tempesta.
Io piango e lui piange con me.
Abbiamo solo una vita da vivere e, anche se le terapie ci provocano ad esempio inappetenza e la paralisi delle papille gustative, abbiamo il gusto amplificato per tutto ciò che è altro, che vediamo, che sentiamo, che tocchiamo, per tutto tutto quello che ci accade fuori e dentro di noi, così sensibili, sensibilissimi. Non vogliamo perderci nulla, anche il poco, anche il niente. È un’esperienza allucinante.
Raimondo Moncada
*Nella foto, il tramonto di oggi in piazza Scandaliato, a Sciacca. Non vi fa piangere dall’emozione?

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