
E però voglio dire pure la mia sulle librerie che chiudono ad Agrigento, ma anche in altre città, in altri paesi.
Sembra una frana.
Dopo De Leo, ecco giungere a pochi mesi la notizia (riportata dal giornale La Sicilia) della prossima chiusura della storica libreria Paoline nel cuore della città, nella mia Agrigento, in Via Atenea, che nel 2025 avrà in testa la corona di Capitale italiana della Cultura.
Sembra un controsenso. E tutti a gridare allo scandalo. E ci sta, vista la prestigiosa e impegnativa nomina.
Ma come? Nella città di Luigi Pirandello? Nella città dove ha studiato Andrea Camilleri? Proprio ora? Ora che ci hanno nominato Capitale italiana di Cultura? E che è?
Una libreria non è una biblioteca pubblica dove vai e prendi il libro che vuoi e te lo porti a casa, non è un centro sociale gratuito dove vai e trascorri il tuo tempo libero. Una libreria è un’impresa privata, se non ci sono ricavi per coprire le spese chiude.
E da dove arrivano questi maledetti ricavi? Arrivano dai lettori e non da lettori generici, ma da lettori che amano leggere su carta, da lettori che amano comprare nelle librerie fisiche (quelle dentro edifici dove ci stanno persone in carne e ossa) e non su mega store digitali dove hai a che fare con assistenti elettrici automatizzati con i quali parli con i polpastrelli.
Se una libreria chiude, insomma, è perché non vende libri a sufficienza o comunque come nei precedenti dieci, venti, cinquanta, cento anni, e non può più pagare affitti, stipendi, fornitori.
In una catena di librerie, con a capo un vertice, ci può anche essere una decisione frutto di politica aziendale che taglia alcuni rami per una complessità di ragioni (ad Agrigento come personale ho visto sempre suore, competenti e gentili).
Le Paoline sono librerie specializzate in testi e oggetti sacri oltre ad avere tutto il resto dell’industria del libro.
Chiudendo la presentazione dell’ultimo libro dello scrittore e giornalista agrigentino Carmelo Sardo, la docente di lettere e conduttrice della rubrica televisiva Ali di libri Alice Titone ha lanciato a Sciacca proprio questo appello: a comprare libri, e possibilmente libri di carta, parlando di grande coraggio e resistenza per chi ancora perpetua questo antico e vitale gesto.
Poi c’è il ragionamento su chi ci sa fare e chi un po’ di meno tra i librai, chi sa sfruttare al meglio i nuovi media e ad attirare a sé quanti più lettori possibili (potenziali acquirenti) e a vivere o a sopravvivere delle loro letture. Ma questo è un altro discorso, sempre collegato al primo.
Raimondo Moncada
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