
Oggi mi sono sentito importante, anzi mi hanno fatto sentire importante, come un vescovo, anzi di più: come un arcivescovo. Ho avuto questa sensazione quando, avvicinandomi a monsignor Alessandro Damiano, arcivescovo della diocesi di Agrigento, mi hanno presentato non come un malintenzionato, ma per quello che sono né più né meno. E don Damiano, circondato da tante autorità, e con la pressione del tempo e l’importante obiettivo della sua missione, si è intrattenuto con me, mi ha ascoltato e non con un ascolto distratto di quelli che fanno finta di ascoltarti pensando ad altro o ad altri e che ti spingono pure a stringere o a chiudere la conversazione.
L’arcivescovo mi ha messo a mio agio, mi ha messo al suo livello umano, spingendomi in quei frangenti contati a raccontargli che abbiamo qualcosa in comune, io e lui, perché io sono nato e cresciuto dove lui ha la sua sede, all’ombra della cattedrale di Agrigento, in vicolo Seminario, perché io ho frequentato nello stesso quartiere l’asilo dalle suore dell’istituto Schifano, nella discesa Sant’Antonio, vicino l’antica chiesa di Santa Maria dei Greci.
Io raccontavo e l’arcivescovo Damiano mi ascoltava, e mi faceva pure domande, per visualizzare meglio i luoghi dove ho imparato a camminare, a giocare, a vivere la vita come un dono.
E mi ha tanto colpito il suo ascolto attento, concentrato, vero, e la sua leggerezza, il suo sorriso, la sua semplicità, la sua umiltà, la sua trasparenza d’animo. E non si è comportato così solo con me, ma con tutti, indistintamente, nella sua visita pastorale al Comune di Sciacca.
È la prima volta che ce l’ho davanti e al mio primo ravvicinato incontro, di presenza, in cui parlano altre cose più profonde rispetto al suono ammaliante delle parole, mi ha fatto questa impressione.
Non parole di conforto, ma azioni di conforto per quello che lui stesso, l’arcivescovo di Agrigento Alessandro Damiano, ha definito più volte “speranza audace”, non una speranza normale, accussì, tanto per, ma una speranza super, attiva, che va al di là della parola speranza. E mi ha colpito così tanto che, rasserenato, a fine giornata, ho voluto condividere questo speciale incontro con una persona speciale di quelle che ti lasciano dentro qualcosa pure di speciale.
Grazie.
Raimondo Moncada
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