Il lavoro e la fuga dei giovani

E io penso sempre a loro. È un’ossessione, lo so. Sarà la vecchiaia. Penso a quanti ancora, da sempre, soprattutto i giovani – i nostri figli, i nostri nipoti – sono costretti ad andare via, a lasciare la nostra terra. E non per divertimento, non per piacere. Ma per trovare un lavoro, un’opportunità per il loro futuro di vita.

Mi sovviene a tal proposito un quadro del grande pittore siciliano Gianbecchina esposto nella sede dell’Istituzione a lui dedicata nel suo paese natale, Sambuca di Sicilia. Si intitola “Fuga dal quartiere”. E non può che colpirti forte al cuore e farti male.

Trascrivo la didascalia dell’opera datata 1981:

“È difficile la condizione giovanile in Sicilia ora che il lavoro dei campi non può garantire alcun futuro e nessuna valida alternativa è giunta a sostituire la certezza delle generazioni passate. L’Allontanamento dal paese natio, che si presenta a volte come l’unica chance, assomiglia ad una fuga. Il giovane che va via volge un ultimo guardo timoroso al suo passato e, nell’azzurro vuoto dello sfondo, cerca più che una speranza una promessa”.

Raimondo Moncada

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