Il 25 Aprile mutilato del partigiano Gildo Moncada

Gildo Moncada, partigiano, in una foto del 1944 a Perugia
Il 25 Aprile era la sua festa. In testa al corteo, sempre, autorità tra le autorità, col fazzoletto tricolore al collo e con una gamba, solo con una gamba, fino al 1997. 
Non ha partecipato solo a un 25 Aprile, il primo, quello del 1945, lui, Gildo Moncada, agrigentino, partigiano bambino a sedici anni, in Umbria, nella “Leoni”, nella brigata comandata dalla medaglia d’oro al valor militare Mario Grecchi.
Quel giorno di 70 anni fa, il 25 aprile 1945, Gildo Moncada, mio padre, era ancora ricoverato al centro mutilati dell’ospedale “San Carlo” di Roma, tra mille sofferenze per il giovane corpo sfregiato, con la gamba amputata e con altre gravissime ferite riportate a San Sepolcro, il 28 luglio 1944. 
Gildo Moncaca in un 25 Aprile ad Agrigento

Se fosse ancora in vita, ci sarebbe stato, ancora, nonno di 87 anni, alle celebrazioni del settantesimo anniversario della Liberazione, con la sua protesi di legno all’arto mutilato, con le schegge ancora infilzate in corpo, col fazzoletto dell’Anpi (di cui è stato per anni responsabile provinciale con Salvatore Di Benedetto), col portamento fiero, così come ha fatto per mezzo secolo.

Aprendo come sempre gli interventi sul palco di Porta di Ponte, ad Agrigento, avrebbe gridato “Viva il 25 Aprile! Viva la Resistenza! Viva l’Italia libera e democratica!”; rinnovando quell’urlo straziato del 28 luglio del 1944 in Toscana, sulla Linea Gotica; ricordando l’emozione di rivedere, al termine dell’inferno, parte della sua famiglia da cui si era staccato a Perugia dopo la scelta di salire in montagna con altri partigiani: mio nonno Raimondo, mia nonna Rosina, le mie zie, Lidia, Maria, Alfonsina, rifugiati a Calcinato, in Lombardia, durante l’ultimo periodo della seconda guerra mondiale.  
Gildo Moncada tra le autorità sul palco di Porta di Ponte

Ricordo il 25 Aprile di ventuno anni fa, ad Agrigento. È il 1994. Lo seguo con una videocamera Vhs. In silenzio partecipa alla messa in suffragio dei caduti, nella chiesa di San Domenico. In silenzio capeggia il corteo che attraversa la Via Atenea. Sul palco di Porta di Ponte, dopo le note di “Fischia il vento”, porta la sua testimonianza. Prende il microfono, tra gli applausi di tanti giovani che gridano il suo nome “Gildo! Gildo! Gildo!”. E lui, mio padre, con i foglietti del breve intervento preparato a casa, vincendo l’emozione di parlare in pubblico, autorità tra le autorità dà voce al bambino partigiano divenuto adulto:  

Gildo Moncada al Milite Ignoto  di Villa Bonfiglio

“Il 25 Aprile è una data fondamentale. Simboleggia il primato della libertà e della democrazia. La Repubblica è stata possibile per il sacrificio del popolo e per la guerra di Liberazione. Il 25 aprile ha segnato il passaggio da un’epoca infausta a una fase di ricostruzione materiale e morale del paese, uscito distrutto e umiliato dalla guerra. Per questo, il 25 Aprile deve essere giorno di festa e di tripudio per tutta la nazione”.

Oggi avrebbe reso attuale il significato e il valore della ricorrenza, spingendo soprattutto i giovani a non esitare a stare in prima linea contro le nuove forme di oppressioni, contro gli estremismi violenti, folli e sanguinari. Per la libertà, il futuro, i diritti e la dignità umana.  


Raimondo Moncada
www.raimondomoncada.blogspot.it

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