Il pensiero è ormai lì. Ti svegli e cerchi notizie: è successo qualcosa nella notte, nel sonno? Aiutandoti con le nuove tecnologie, vai anche nel sito Internet dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia per verificare: l’ultima il 27 dicembre alle ore 9,17 di magnitudo 2.4.
Da giorni, ormai, in questo fine 2024, si susseguono scosse sismiche, finora leggere, ma continue, con epicentro il territorio di Montevago, nella Valle del Belice (in questo periodo di festività natalizie abbiamo superato il numero di dieci). E tu sei a 25,7 chilometri.
Io ho il pensiero – mi dico – immagino con quale stato d’animo debba vivere in questi giorni chi sta proprio in quella terra devastata nel gennaio del 1968 dal terremoto.
Allora avevo un anno e abitavo ad Agrigento.
Ne ho parlato ieri sera con un amico, preoccupato, che abita in uno dei paesi raggiunti da quel male sotterraneo percepito – mi hanno detto – anche a Sciacca.
Ogni volta che si mette piede in uno dei paesi colpiti non si può non ritornare a quei momenti anche non vissuti sulle proprie carni, perché tutto è una conseguenza: l’abbandono delle vecchie case crepate, la ricostruzione ove possibile con evidenti sempre le cicatrici, la costruzione ex novo di nuovi centri urbani in cemento armato e con case basse, il ricordo che permane anche per chi allora non ha subito la tragedia e conservato nei musei della memoria come nella chiesa di Santa Rosalia a Santa Margherita di Belice, accanto al Palazzo Filangeri di Cutò, il palazzo del Gattopardo, tra gli edifici distrutti e in parte recuperati.
Ci sono foto, c’è il racconto di quel che è avvenuto anche con la firma di grandi giornalisti e letterari come Vincenzo Consolo: “Il terremoto, cieca forza d’una maligna natura, è doppio disastro, fisico ed umano. Spazza via in pochi secondi secoli di storia, cultura, civiltà. Là dove erano focolari, rifugi per soste di riposo, coaguli di tenerezze, trame d’amore, dolore, eventi di vita e morte, accumuli di memorie, di colpo si fa il deserto, terreno nudo e vago…”
Mi auguro che questo stato di apprensione scompaia presto e ritorni la serenità con la sola memoria del ricordo ancora viva in chi ha perso qualcuno, in chi ha perso qualcosa.
Raimondo Moncada
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