Non c’è rimasto bene, per non dire che c’è rimasto male. Pietro Germi ci ha sperato fino all’ultimo di ricevere l’Oscar per la miglior regia, dopo la nomination anche per la direzione del film rivelazione Divorzio all’italiana.
Ma Germi si è dovuto scontrare con una concorrenza di grandissimo livello, quella con il colossal storico Lawrence d’Arabia, pellicola che porterà a casa ben sette statuette d’oro, tra cui quelle per il miglior film e la miglior regia a David Lean. Pietro Germi salirà sul palcoscenico dorato degli Oscar ugualmente, per ritirare, tra gli applausi del pubblico, il premio per la miglior sceneggiatura originale del film Divorzio all’italiana. Ritirerà dalle mani dell’attrice Bette Davis in totale tre statuette: una per sé, una per Ennio De Concini e una Alfredo Giannetti. Ed è uno dei premi Oscar, Ennio De Concini, a raccontare quello che è accaduto: “Quando Germi vinse l’Oscar per la sceneggiatura di Divorzio all’italiana, ne fu quasi dispiaciuto. Era convinto di meritarlo per la regia”.
Un’altra nomination non si è trasformata in premio. È quella per il miglior attore protagonista a Marcello Mastroianni sempre per Divorzio all’italiana. Il riconoscimento andrà a Gregory Peck per Il buio oltre la siepe.
La cerimonia di premiazione, presentata da Frank Sinatra, si è tenuta l’8 aprile 1963 al Civic Auditorium di Santa Monica, nella contea di Los Angeles. Pietro Germi ai giornalisti ha manifestato non il dispiacere ma il proprio compiacimento per l’accoglienza ricevuta in America dove andava per la prima volta dichiarando pure: “Ora che ci ho preso gusto, spero di tornarci anche il prossimo anno”.
Pietro Germi aveva già in preparazione il suo tredicesimo film, la sua seconda commedia, Sedotta e abbandonata, che girerà in estate a Sciacca da fresco regista premio Oscar, con un sogno dietro la cinepresa che si avvererà in parte: non un premio a Hollywood ma trionfi in altre sedi.
Raimondo Moncada

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