L’ultimo spettacolo di Mara

Non avevo mai assistito a qualcosa di simile. E dalle nostre parti, in Sicilia, in provincia di Agrigento, non avevo fino ad oggi mai sentito di momenti del genere: un marito che porta la moglie dal Nord al Sud, a casa; le fa celebrare una seconda funzione religiosa per i familiari e gli amici di Agrigento prima della tumulazione e l’indomani le organizza una serata di poesia e canti e letture di lettere del tempo, con la dolcezza, la tenerezza del ricordo. E questa serata l’ho vissuta, con grandissima tensione emotiva e lacrime, assieme a Lucia, a Claudia, a Daniele, a tutti gli amici presenti e commossi, a dare voce a un amore, a una storia, a un’assenza, a un dolore, a un’ingiustizia.

Un immenso atto d’amore e di gratitudine di Emanuele per Mara, e un dono di Mara che ha avuto la capacità anche in assenza ed essenza a riunire i suoi vecchi ed eterni amici, quelli dell’adolescenza, quelli del gruppo folcloristico La Vallata poi divenuto Gergent e quelli del felice matrimonio celebrato tra mille scherzi e risate ad Arezzo (mi ci sono presentato con i pantaloni con i colori d’Arlecchino).

Con Mara ci eravamo sentiti due anni fa. L’ho chiamata quando ho saputo della diagnosi, per darle un conforto, da persona che da un anno aveva affrontato terapie e sale operatorie. E lei serena, esemplarmente serena. Fino alla fine. Serena, nonostante la spietatezza della malattia che l’ha prima illusa e poi strappata ai suoi affetti, ai suoi amici, ai suoi figli, a Emanuele che l’ha voluta celebrare come nessuno, come lei ha desiderato negli ultimi attimi di questa vita terrena.

Una grande donna, una grande madre, una grande moglie, una cara amica, Mara, rimasta tale negli anni anche a distanze geografiche siderali. Sorpresa di quella mia telefonata e nelle condizioni in cui mi trovavo. Avrebbe voluto trovare lei la forza di chiamarmi dopo la diagnosi che ha portato me a entrare dentro il punto interrogativo della vita.

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Nel momento del ricordo, e durante una difficilissima conduzione, ho letto Sei rimasta che ho scritto per l’occasione – assieme ad altri testi – provando a dare voce al sentimento dell’amico Emanuele e a dei momenti di vita vissuta con lei che lui ha condiviso con me e che io ho provato a condividere con tutti vivendo l’emozione della vita che è di per sé un dono e te ne accorgi solo quando senti che sta per andarsene.

Raimondo Moncada

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