“Auguri”
“Auguri a te”.
Due donne, in Sicilia, sotto il mio sguardo, sotto un sole oggi caloroso, nella giornata internazionale delle donne, l’8 marzo.
Due donne che si guardano, con dignità, l’una a riposo dopo una settimana di lavoro da manager, l’altra a lavorare in un bar, a servire dolci esagerati e nutrimenti.
“Auguri”.
“Auguri a te”.
Riflessioni al volo, in una conferenza improvvisata, di pochi secondi, piena però di contenuti.
“Auguri”, “auguri a te”, per dire: trascorri questa giornata come modello, come forza e slancio per il resto dell’anno, non ti fare mettere i piedi in faccia da nessuno, pretendi i tuoi diritti uguali a qualunque altro appartenente al genere umano e vai avanti a testa alta per come sei, per quello che vali, al bar, in un negozio, come in un’azienda, in Sicilia come in Trentino.
“Auguri”.
“Auguri a te”.
Pensando che la giornata dell’8 marzo non si potrà dire internazionale e non si potrà considerare festa se in paesi come l’Afghanistan la donna non esiste.
Raimondo Moncada
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