Ucciso poco prima che arrivassi io con la macchina, diretto al lavoro, a Teleacras, per le notizie della giornata.
L’ho ricordato a degli amici e colleghi giornalisti alla Lega Navale di Sciacca, a margine della cerimonia di intitolazione di un’imbarcazione al maresciallo dei carabinieri Giuliano Guazzelli assassinato in un agguato mafioso il 4 aprile dell’insanguinato 1992.
Ho memoria di alcuni istanti di quel caotico e tragico giorno di sole. Avevo lasciato casa, al Villaggio Mosè, ed ero diretto in redazione, a Teleacras, nella sua sede di Monserrato, tra Villaseta e Porto Empedocle. A un certo punto imbocco la rotatoria “Giunone”, dentro la serena, dorata e splendente Valle dei Templi di Agrigento.
Mentre giro con l’auto, dando la solita occhiata ai templi alla mia destra, si fermano delle macchine ed escono delle persone con armi in pugno.
Capisco solo dopo, immettendomi sulla statale 115 Agrigento-Sciacca, che sono poliziotti o carabinieri e che è accaduto qualcosa di molto grave.
E infatti in prossimità dell’agguato, proprio su una bretella della 115, all’altezza di Monserrato, ci sarà il caos.
Arrivo in redazione, allora diretta da Giovanni Taglialavoro e con alla cronaca nera Carmelo Sardo e Alfredo Conti, e mi toccherà da lì a poco dare a me, in video, la notizia di quello che era accaduto a poca distanza.
Un uomo dello Stato, un Carabiniere, un padre di famiglia, Giuliano Guazzelli, fatto fuori per il suo lavoro, è perché lo faceva bene.
Ho pensato tante volte a quei momenti. E ho pensato a due anni prima, a pochi chilometri dalla Valle dei Templi, sulla 640, l’uccisione del giudice Rosario Livatino e a quel testimone che, per lavoro si trovava a passare proprio durante l’agguato, a cui è cambiata la vita e vive con un altro nome, in località segreta e protetto.
Rosario Livatino è beato. Falcone e Borsellino hanno dedicati luoghi pubblici. Il nome di Giuliano Guazzelli campeggia da oggi sulla barca della legalità (confiscata alla criminalità organizzata) e veleggerà in quel mare che ogni giorno costeggiava in macchina rientrando a casa.
Simboli, costati vite e famiglie distrutte.
Raimondo Moncada
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