L’acqua nni vagna e u ventu n’asciuca. È un detto siciliano, ridetto da tempo immemore. Per gli italiani che non hanno parenti isolani in grado di rilasciare a richiesta una pronta traduzione, il detto significa testualmente: l’acqua ci bagna e il vento ci asciuga. Non c’è detto migliore per manifestare il sentimento di chi ancora non è riuscito a vivere due giornate di seguito di bel sole e bel tempo e bel mare in una estate mai vista sulla faccia del pianeta terra. Dopo la bella giornata di ieri che ci preparava a un sabato tutto da spiaggia, dopo una settimana accumulatoria di stress, ecco oggi aprire gli occhi a un inizio di fine settimana di vento autunnale e in talune località balneari di pioggia invernale.
Quale spiaggia? Quale mare? Quale estate? Il tempo sembra incazzato. Quello bello arriva a gocce quando ormai meno te lo aspetti. La divina autorità ci sta punendo? O anche lassù hanno deciso una Spending Review del tempo? Le temperature sono ballerine. Si abbassano a frustata d’un colpo e devi rispolverare il tuo maglione di lana chiesto in prestito a una generosa pecora merinos. Meno caldo significa alla fine risparmi nella bolletta elettrica per chi fa uso d’estate di condizionatori d’aria e ventilatori. Per i ventagli non è ancora prevista alcuna spesa.
Una estate a misura degli anziani e dei pensionati, i primi a soffrire della calura estiva.
Ritornando al nostro detto siciliano, oltre al significato letterale, c’è anche quello metaforico. Il detto indica quelle persone che non si lasciano prendere, non si lasciano coinvolgere dagli eventi. Rimangono impassibili. Nulla più li solletica. Non reagiscono neanche di fronte ad accadimenti molto positivi o molto negativi. Restano immobili, come oggi, immobili a letto ad ascoltare il vento che urla tra gli alberi e il mare venduto all’ippica che nitrisce con i suoi cavalloni impazziti.
Ccà semu! (qua siamo!)
Mi programmo la mia estate tra gennaio e febbraio del 2015. A carnevale, forse, spunterà il sole, pure di notte.
Raimondo Moncada
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