Felicità e dispiacere in un pensionamento

C’è un misto di felicità e di dispiacere.
Felicità perché ti immedesimi in chi, dopo una vita a lavorare senza mai risparmiarsi per la pubblica amministrazione, va meritatamente in pensione e, senza alcun altro pensiero, potrà godersi la famiglia.
Dispiacere perché va via una persona con la quale hai lavorato per oltre vent’anni sempre con sentimenti di stima e rispetto reciproci che si sono tramutati in amicizia.

Oggi è stato l’ultimo giorno, da dirigente, mio dirigente, al Comune di Sciacca, di Michele Todaro. E alla fine della giornata (è venuto lui a trovarmi in ufficio) ci siamo abbracciati, fatti gli auguri, salutati, quasi non credendoci, lui di non essere più dirigente, io di non averlo più dirigente in uno stato quasi di stordimento: ma è veramente così?
Pensi che questo giorno, del distacco, e di inizio di una nuova vita, non arrivi mai. E invece arriva, inesorabile, a segnare nuove fasi della tua esistenza.

“Si faccia una foto con me, dott. Todaro, così la conservo”.

Eccola la foto, la prima che ci ritrae assieme. E sorridenti, lui che lascia il Comune di Sciacca per sempre, io che rimarrò ancora, resistente. Ma per quanto?

Io andrò in pensione, se tutto mi va bene, e se da Roma non aumentano ogni anno l’età pensionabile, nel 2050. L’anno mi piace, è tondo tondo e fa perfetta rima con Raimondo. Allora mi avvicinerò al traguardo dei novant’anni che, come obiettivo di lunga vita, non è per niente male e mi piace, mi piace, A ME MI PIACE!!!

Raimondo Moncada

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