Morto quattro volte e poi rinato

Morto per quattro volte e rinato per non dire resuscitato. Tutto nel giro di un giorno. È accaduto a un mio amico, veramente. E prima della sua quadrupla rinascita ci sono stati pianti di dolore. Ma anche dopo ci saranno stati pianti (non l’ho visto) per un altro sentimento.

Che cosa è successo?

Non sto parlando di un guru, di un fachiro, di un santone. Non sto parlando di medicine strabilianti. Non sto parlando di miracoli.

Tutto è accaduto nella terra, in questa terra, con la complicità dell’immaginazione galoppante delle persone che da niente fanno scatenare un diluvio di pseudo verità a cui credono e per le quali si commuovono, senza alcun riscontro, credendo al passaparola, alle voci incontrollate che si gonfiano a mongolfiera, che distorcono, che stravolgono completamente la realtà. E questa volta non c’entra internet che per diffondere false verità alla velocità della luce è diventata regina (o regino?).

Ecco cosa è accaduto.

Qualcuno dell’appartamento vicino all’appartamento del mio amico ha dimenticato la chiave di casa appesa alla porta d’ingresso dalla parte interna. Non si è riesciti in alcun modo ad aprire. Tentativi su tentativi, ma niente. Si è stati così costretti a chiamare i vigili del fuoco. Dalla semplice visione di camion rossi con lampeggianti, scale e uomini in divisa, sono scaturite le più svariate versioni dei fatti che si sono messe a passare e a trasformarsi di bocca in bocca fino ad arrivare al telefono di una conoscente che dopo avere pianto alla notizia si è messa a telefonare a sua volta ad altri, dando la notizia della morte del mio amico, molto conosciuto nel luogo in cui vive e opera.

“Non ci crederai, sai chi è morto?”

“Chi?”

“Xxxxxx Xxxxxx”

“Non ci posso credere. Non mi dire…”

“Te lo dico”.

Il mio amico è morto per tutti, con certezza. Ed è stato pure pianto in vita, fino a quando non si è fatto vivo parlando in viva voce con le lacrimanti.

“Ma vero tu sei?”

“Sì, sono proprio io. Non ti sto parlando dall’aldilà, non è una voce registrata”.

“Ma vero vero?”

“Vero vero. Vivo vivo sono”.

Da non credere. Che bello, però, partecipare al tuo funerale da vivo ascoltando cosa dice la gente di te e poi apparendo a sorpresa nell’incredulità generale:

“Eccomi qua!”

“Ma non eri morto? Me lo aveva dato per sicuro…”

Il mio amico mi ha mandato un messaggio su Whatsapp, a cui ho pure risposto:

“Compà come si sta sapendo di avere un amico che muore e resuscita in giornata?”

“Penso ai fiori”.

“Sono senza parole”.

“Incredibile. Però parlano bene di te”.

“Compà sono morto in quattro diversi modi”.

“Come?”

“Ora ti dico…”

Non mi ha più scritto. E mi sono seriamente preoccupato. Gli sarà accaduto qualcosa? Chiamo i Vigili del Fuoco? mi sono chiesto immaginando le peggiori conclusioni della storia di una persona già passata di bocca in bocca attraverso quattro morti diverse.

Raimondo Moncada

P.S. Il mio amico mi ha poi telefonato e mi ha raccontato i dettagli truculenti dei quattro diversi modi in cui la gente ha immaginato la sua morte: terribile. La più fantasiosa è stata figurata lontano da casa, dai vigili del fuoco, a mare, sotto le onde, prima volando e poi capovolgendosi con una barca. Gli ho suggerito di organizzare una grande festa in piazza e far affiggere dei manifesti listati di giallo per farsi vedere in carne e ossa, interrompere il passaparola e celebrare la sua esistenza in vita. In attesa della festa, e del brindisi con ottimo vino, l’augurio di cento di questi anni, anzi duecento!

*Nella ricostruzione di un nudo fatto vero, “dato per morto e in quattro modi diversi dopo l’intervento dei vigili del fuoco per la chiave dimenticata dietro la porta”, ho usato molto la mia fantasia per ricucire altri momenti veri, come nelle migliori fiction, come nel passaparola

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Proudly powered by WordPress | Theme: Baskerville 2 by Anders Noren.

Up ↑