La marcia dei vivi

Siamo qui oggi a rendere omaggio e fare memoria dei milioni di cittadini assassinati da un regime sanguinario come quello nazista che, con la complicità dei regimi fascisti europei, che consegnarono propri concittadini ai carnefici, si macchiò di un crimine orrendo contro l’umanità.

Un crimine atroce che non può conoscere né oblio né perdono.

In quattro anni, dal 1941 al 1945, in questo complesso furono assassinate centinaia di migliaia di persone, ben oltre un milione, in ragione della propria appartenenza a una fede, a una cultura, in ragione delle loro convinzioni o della loro condizione.

Nei campi nazisti, oltre a milioni di ebrei, bersaglio di quella disumana macchina di orrore, anche oppositori politici, sinti, rom, disabili, omosessuali trovarono la morte nelle camere a gas, o per il freddo, la fatica, la fame e le malattie o, ancora, perché vittime di esperimenti criminali.

Cittadini innocenti di ogni parte d’Europa furono tradotti bestialmente a questo luogo di morte.cimitero senza tombe.

Tra l’autunno del 1943 e gli ultimi mesi del 1944, anche migliaia di italiani furono deportati qui dall’Italia.

Per la quasi totalità di loro fu un viaggio senza ritorno.

La Memoria dell’Olocausto rimane un monito perenne che non può essere evaso.

L’odio, il pregiudizio, il razzismo, l’estremismo, l’antisemitismo, l’indifferenza, il delirio, la volontà di potenza sono in agguato, sfidano in permanenza la coscienza delle persone e dei popoli.

Non può essere ammesso nessun cedimento alle manifestazioni di intolleranza e di violenza, nessun arretramento nella tutela dei diritti e delle libertà fondamentali, base del nostro convivere pacifico.

Ricordare è dimensione di impegno. È dimostrazione che, contro gli araldi dell’oblio, la memoria vince.

Per affermare l’orgoglio di voler essere “persone umane”.

Per ripetere – e ribadire – “mai più”.

Sergio Mattarella, presidente della Repubblica Italiana
Intervento alla Marcia dei vivi, ad Auschwitz

E se tornasse?

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