Gian Campione canta ancora

Gian Campione è stato la voce della canzone popolare siciliana, indiscutibilmente. Lui tra i principali riferimenti cui ispirarsi, un modello per i giovani cantanti all’inizio della loro attività artistica nei gruppi folcloristici agrigentini. 

Gian Campione lo ricordo così e anche come una star, un protagonista assoluto della scena, che riempiva le piazze, i teatri, i cuori di tanti emigrati all’estero e quelli di tanti siciliani in Italia.

Tutti ad ascoltare le sue canzoni, le sue interpretazioni, con la sua voce unica, cristallina, inconfondibile, che si arrampicava alta nelle scale musicali senza alcuna fatica, leggiadra, acrobatica. “Una voce melodica che univa molto bene tanto la canzone malinconica delle serenate quanto quella spensierata dei contrasti” ha detto di lui Enzo Lauretta ricordando il suo ingresso nel gruppo folk del Val d’Akragas.  

Ci siamo incontrati l’ultima volta in una scuola, ad Agrigento, verso la fine degli anni Novanta, e tanta è stata la mia ammirazione per un uomo che all’apparenza sembrava una persona normale, ma così non era. Avevo di fronte un artista straordinario, un’icona, amato, ascoltato, seguito, che aveva inciso e venduto tanto, tantissimo nei vari continenti. 

La musica era la sua vita, come la sua famiglia, che poi ho ritrovato dopo la sua prematura morte in un laboratorio scolastico condotto da Lucia Alessi, con le sue tre gemelline che sul palcoscenico, per lo spettacolo finale, si sono trasformate in attrici straordinarie, capaci di tirar fuori tutto il patrimonio genetico ereditato da cotanto padre (il papà, da giovane, ha pure fatto esperienza nelle compagnie teatrali, con opere e regie degli artisti agrigentini Pippo Flora e Tony Cucchiara).

Come dimenticarlo? Il testo rappresentato nel teatro dell’IPIA Fermi di Agrigento era la mia tragicommedia Romeo e Crocetta.

Era il 2012. Gian Campione, si era spento nel 2005, a 59 anni. Troppo giovane.

Nel 2020, il Comune di Agrigento gli ha dedicato una via, nei pressi di piazza Ravanusella, accanto alla chiesa di Santa Lucia, il quartiere dove è nato. Alla cerimonia di intitolazione, hanno partecipato la moglie Alida (“Un sogno che si è realizzato”), i vertici istituzionali con l’allora sindaco Lillo Firetto e tantissimi amici artisti agrigentini che si sono messi a ballare e a intonare le sue canzoni, le canzoni intramontabili dell’amico Totò, perché all’anagrafe si chiamava Salvatore. “Gian” è il nome d’arte che ha adottato dopo la prima fase della sua carriera quando ha cominciato con la musica leggera, cantando le canzoni di Gianni Morandi. 

Di palcoscenici ne aveva frequentati tanti, in giro per il mondo, con il gruppo Val d’Akragas, col suo gruppo dei Giurgintani con l’inseparabile amico Nenè Sciortino, da solista. Gigi Finistrella lo ha sempre ricordato nel gruppo I Dinamici fondato dal padre Franco Finistrella e come il primo a cantare e a lanciare la celebre serenata Nicuzza: “Iniziò col maestro Geraci di Porto Empedocle, poi col maestro Neri, con gli amici del Jukebox, con noi, con Li Causi… Ha collaborato con tutti i gruppi in auge negli anni Sessanta”.  

Gian Campione cantava non in italiano, cantava nella sua lingua natia, u giurgintanu, anche in importanti festival e nelle sue partecipazioni in tv e radio nazionali. Ed è per questo che sia il Comune di Agrigento che la Regione Siciliana lo hanno insignito del titolo di “Ambasciatore della canzone siciliana nel mondo nell’autentica parlata agrigentina”. Tanti prestigiosi riconoscimenti ricevuti tra cui il Premio Telamone. E lui ne era orgogliosissimo perché era la sua terra che gli riconosceva i meriti artistici. Lo ricordo nel 1998 intervistato per Teleacras da Carmelo Lazzaro, in  una edizione del VG che leggevo io: “Questo riconoscimento ha per me un valore speciale perché è da venti anni che porto avanti la cantata agrigentina. Fino a venti anni fa le incisioni venivano fatte in catanese. Io mi sono imposto la cantata agrigentina e adesso le mie canzoni sono in tutto il mondo. E di questo sono molto contento”. 

Chi meglio di lui? Con all’attivo oltre trenta album incisi (i primi con la Fonit Cetra), con canzoni di grandissimo successo che ancora oggi vengono cantate e ascoltate. Perché un artista come Gian Campione vive sempre. L’ho scoperto sulla nota piattaforma online Spotify con le sue canzoni e le sue melodie, con migliaia di ascolti, in continuo aumento. C’è proprio il profilo artista “Gian Campione”, con molti suoi titoli e un dato: una media di oltre 28 mila ascolti mensili. Per non parlare del canale YouTube a lui dedicato. C’è anche un gruppo Facebook, con amministratore Mario Aversa, “Amici di Gian Campione” che ne mantiene viva la memoria, con notizie e soprattutto canzoni.

Uno dei suoi ultimi album è Calura, del 2004, uscito un anno prima che ci lasciasse. È stato arrangiato dal musicista e compositore dei Dioscuri Giovanni Lo Brutto, con strumenti veri e non elettronici e il respiro mediterraneo. È piaciuto così tanto che l’amico Totò si è commosso: “Quando per la prima volta ha ascoltato le basi musicali in cuffia si è messo a piangere”.

Gian Campione canta, continua a cantare, nell’etere della sua Agrigento, della sua Sicilia e in quello di tutto il mondo. 

Raimondo Moncada

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