Ferdinandea, viaggio di due artiste nel Mediterraneo

Due sensibilità, due modi diversi di vedere il mare, il mistero, la vita e di tradurre la loro visione su una tela con pennelli e colori, strumenti antichi com’è antico il desiderio dell’uomo di esprimersi con ogni mezzo anche circondato da animali feroci.

E la diversità, che è ricchezza, la noti facendoti il giro della sala, traboccante d’arte, in un luogo ancora più sacro, tra i resti di secolari affreschi dell’ex chiesa di Sant’Antonio Abate, a Sciacca.

Ammiri tele con volti immersi negli abissi dei nostri fluttuanti sogni a occhi chiusi o aperti; e tele materiche che portano a galla le fantasie del fondo, luccicando.

Sono stato all’inaugurazione della mostra di due pittrici di Sciacca: Elisabetta Marinello e Raffaella Riccobene. Due mondi che si ritrovano e si abbracciano attorno allo stesso tema: “Ferdinandea, viaggio nel Mediterraneo”.

Elisabetta è l’amica che mi ha voluto fare la sorpresa, quella di inserire nel suo book artistico, tra nomi altisonanti di poeti, una delle mie quasi quotidiane riflessioni scritte su Facebook. La sua scelta è caduta su questo post a commento di una foto che ritraeva una collana con la Sicilia portata al collo da un amico:

“Ti appartiene e tu appartieni a lei. Ci sei nato. Ci sei cresciuto. Ci vivi. C’è chi tra le sue ultime volontà, lontano dalla propria terra, lascia scritto: quando sarà, portatemi a casa mia, seppellitemi dove sono nato.
È la tua terra. E senti che ti manca quando sei costretto a starne lontano. È come se le tue radici, dopo un po’, non avessero più il loro humus. E ti manca davvero tutto: l’aria, la visione del mare, il canto della tua lingua, i colori bruciati dal sole, i gusti di granita, l’arte che da millenni scolpisce pietre e metalli, le tante dominazioni che hanno scolpito volti ora normanni, ora arabi, ora ellenici, ora di acqua Mediterranea.
Quando ti manca non pensi più alle sue mancanze, a quello che altri in altri mondi hanno e lei non ha. Quando sei lontano le perdoni tutto, il cuore batte così forte da coprire col suo rumore l’eco di ogni suo vuoto.
Chi si è allontanato lo sa. Non ti abitui mai a starne distante. La testa è sempre lì, assieme al cuore. Chiedetelo ai siciliani sparsi per il mondo nelle loro Little Italy: hanno sempre il desiderio di tornare, anche se in tanti non torneranno più”.

Raimondo Moncada

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