Misurare l’orizzonte metro per metro

Quando mi incontrano mi salutano e mi abbracciano con tanto affetto. E mi rivolgono anche tante domande. Una è riferita al mare, alla spiaggia, al prendere il sole, al farsi il bagno.

“Mih come sei bianco! Ma non ci vai a mare?”
“No, non ci posso andare”.
“E perché?”
“Per tante ragioni”.

Non tocco acqua di mare da qualche anno. La vedo, la annuso, la tocco con altri sensi.
È per me una sorta di quadro, che ogni giorno ammiro.
Il mare ce l’ho a pochi centimetri, ma non vado oltre la battigia, oltre lo scoglio, quel confine tra il mondo dell’uomo e il mondo dei pesci.
E dire che sono un uomo di mare, nel senso che sono nato in una località di mare, Agrigento, con la sua San Leone, e in una località di mare vivo, Sciacca, e in altre località di mare sono stato anche a viverci in tenda o sopra un telo cullato dalla ninnananna delle onde e illuminato dalla candela della luna (meglio non parlare delle notti di umidità per non rovinare l’idillio d’arte e di poesia).

Oggi lo vivo diversamente il mare, come sfondo panoramico, come sottofondo musicale, come essenza per le mie narici, come apertura alla vita che ho davanti con il suo orizzonte che ogni giorno mi incanta e che misuro con gli occhi metro per metro.

Raimondo Moncada

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