“Fantasmi di pietra”. Sono i borghi siciliani che fa rivivere nel suo ultimo libro, Nell’isola che non c’è, il ricercatore e saggista Beniamino Biondi.
Ne ha parlato a Sciacca, con Alice Titone, in un luogo di cultura, la Badia Grande di Sino Caracappa, in un incontro promosso dalla libreria Ubik di Ornella Gulino.

E li abbiamo vissuti, anche abitati per un’ora, questi borghi, quasi cento in Sicilia, che Beniamino è andato a visitare, quasi a vivere, per restituircene nel suo documentatissimo saggio la vita, la bellezza, l’architettura, la storia.
“Cosa ti ha spinto a scrivere il libro, a occuparti proprio di borghi?” ha chiesto all’inizio Alice.
“Un’esigenza di natura civile” ha risposto Beniamino. “Ho pensato sciascianamente ai lettori, ai viaggiatori del futuro. Ho voluto raccontare per lasciare una traccia scritta a chi verrà dopo di noi e non troverà più nella loro fisicità questi borghi rurali che oggi sono abbandonati, ammalorati, tranne qualche rara eccezione”.

Il libro di Beniamino Biondi è alla fine uno stimolo, un invito a tutti per un impegno, per una battaglia di recupero di pezzi di storia siciliana, di memoria comune, obliata, con realtà a pochi passi da noi, opera di fior di architetti, che vanno tutelate e valorizzate.
Raimondo Moncada
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