
“Quindi è da qui che scatti le foto?”
“Sì”.
Una sorpresa a scoprire la torretta segreta, una felicità a condividere con un amico la finestra che si affaccia sulla medicina del mare, sopra piazza Scandaliato, dentro un luogo inondato di luce, di bagliori, di colori, di quadri sempre diversi.
Una meraviglia!
Siamo stati qualche secondo affacciati, ci siamo fatti penetrare dai benefici effetti dei raggi del sole e dai colori del mare africano e poi ci siamo messi a parlare, ad aprirci il cuore, a raccontarci senza barriere delle nostre odissee, delle nostre reazioni e a commuoverci, da uomini.
La finestra provoca anche questi effetti collaterali, che sono terapeutici. Come le mie passeggiate pomeridiane per vie e piazze di Sciacca, come scrivere freneticamente le mie emozioni che non sono le emozioni di un anno fa, ma sgorgano da uno stato nuovo, iper sensibile, che vive ogni istante e in ogni luogo il concetto del “qui e ora” una volta per me solo filosofia, teoria, ideale, belle parole, condizione da raggiungere.
“Continua, continua a scrivere sulle meraviglie di Sciacca – mi ha detto – e a proporci ogni giorno quella che è diventata ormai una rubrica con la quale mi sveglio la mattina”.
E io ne scrivo, anche adesso, lasciando la finestra, chiudendo la porta, scrivendo sul cellulare mentre a piedi raggiungo lentamente casa, rischiando di calpestare roba incalpestabile e inodorabile.
Ma va bene così.
L’emozione deve trovare subito espressione e condivisione, come la bellezza.
Raimondo Moncada
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