
Ci sono diverse anime nella Città dei miracoli. C’è l’anima del cronista, c’è quella del drammaturgo, quella del narratore, quella del regista, quella dell’osservatore, di chi scrive e mette in scena storie e personaggi nella loro quotidianità, nella loro follia, nella loro tragedia, nel loro diventare metafore e caratteri tipici di una terra già di per sé pure pirandelliana.
C’è anche l’uomo che ho conosciuto in più fasi ascensionali: da amico di mio padre, a promotore culturale, coorganizzatore di un laboratorio di teatro che ho frequentato, padre di una ragazza che diventerà la mia fidanzata, regista di commedie in cui mi ha coinvolto, condirettore del settimanale La tribuna in cui mi ha avviato all’attività giornalistica con un primo pezzo dedicato alla mia vecchia e cara Girgenti. E tanto altro ancora di non sintetizzabile.

Lo dico perché qualcuno leggendo queste mie righe dedicate al suo libro La città dei miracoli dirà con tono sprezzante: “Certo, scrive senza pudore di Enzo Alessi perché è di parte, perché è suo genero”.
Sicuramente non farò cambiare idea a chi lo dirà o penserà e io non intendo nascondermi dietro un dito o far finta di niente o recitate la parte di chi fa finta di non conoscere l’autore come uno dei tanti personaggi a cui il libro dà vita dentro il teatro di una città dove hanno assurdamente vissuto. Perché dietro i personaggi, dentro le storie narrate con mano felicissima e un’ironia che incornicia le dolorose verità, ci sono delle persone vere, come Tanu Munnizza, il netturbino che ha salvato tanti agrigentini dalle conseguenze della frana; c’è il cronista di nera proveniente dalla vicina piccola Mosca; e poi ancora l’avvocato Cotrone, Nenè, Vittorio, Pepè, Cecè, Maria la cantante, Saro il sacrestano, Crocifisso.
“Sono, nel senso migliore del termine, il bestiario che racconta la storia favolistica della Città dei miracoli” scrive nella sua prefazione Antonio Liotta, l’editore di Medinova che ha pubblicato queste “microstorie esemplari che fanno vivere una comunità in cui solo il particolare occhio scrutatore dalla elevata sensibilità di Enzo Alessi ha potuto consegnarci in questo libro dalla narrazione fresca e pungente, dal linguaggio crudo e concreto, personaggi che acquistano un pieno valore letterario”.
C’è tanto di vero e tanto di verosimile e tanto di fantastico in una città profondamente vissuta, sotto vari aspetti e in ogni suo angolo sia dal suo autore e sia da chi scrive questa nota che nella città dei miracoli è nato ed è cresciuto, nel suo centro e nella sua lontana periferia.
“Non si chieda all’autore dove la realtà diventa fantasia e viceversa” avverte Enzo Alessi ad apertura del libro, spiegando al lettore che “un miracolo è un evento straordinario di cui tutti si accorgono o dovrebbero accorgersi”, mentre “in questa raccolta di dieci novelle c’è la celebrazione di un miracolo nel miracolo: non accorgersene”. Dice ancora l’autore: “Entriamo nella dimensione della favola, della narrazione fantastica per inseguire metafore e scoprire il narrato che ci appartiene”.
Il libro è uscito per Medinova nell’ottobre 2022, ma non ne avevo ancora scritto. E non per timore di ricevere il rimbrotto di qualche personaggio fuori libro: “Ne scrivi perché sei fidanzato di sua figlia”.
Approfitto per scriverne, in occasione della presentazione della raccolta di novelle agrigentine a Favara, la città di Medinova e del suo sensibile editore Antonio Liotta (ha pubblicato Fake news che ho scritto con Francesco Pira).
Non ne ho bisogno, perché la figlia l’ho sposata e sono diventato pure padre, allargando la famiglia con il miracolo di una nipote regalato ai suoi nonni.
L’appuntamento è per sabato 15 luglio, alle ore 18,30, presso il Cortile Bentivegna, dentro il quartiere d’arte della Farm cultural park dove ha pure sede la casa editrice. In programma le relazioni di Daniela Lombardo e Antonio Moscato, le letture di Sara Chianetta e Maria Giuseppina Terrasi, gli interventi musicali di Antonio Zarcone.
Raimondo Moncada
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