La cura. Non è solo il titolo della canzone del conterraneo Franco Battiato. È anche il risvolto di un percorso universitario poi sfociato in una tesi di laurea e quindi in un libro dedicato al regista Pietro Germi e al suo cinema nella mia terra, la Sicilia.
Ricordo ancora il primo incontro nell’inverno del 2021 con un chirurgo dell’ospedale Maggiore di Bologna: “Noi l’aiuteremo con la chemioterapia, la radioterapia, la chirurgia. Lei ci dovrà e si dovrà aiutare con la testa, fondamentale quanto le prime due nel processo di guarigione dal cancro”.

Nelle durissime fasi iniziali, Lucia, mia moglie, ha pensato di aggiungere una nuova cura. Mi ha spinto a riprendere il mio percorso universitario, interrotto all’età di vent’anni, per distrarmi, per togliere la testa da quell’unico pensiero alla malattia e concentrarla su un’attività impegnativa. Mille e più resistenze. Alla fine mi sono detto: proviamoci! Non ho niente da perdere.
Non potendo frequentare di presenza, ho scelto il percorso online. E forte della mia esperienza nel settore del giornalismo e dei media (radio e tv locali), ho scelto Scienze della Comunicazione.
All’inizio avrei voluto mollare, intontito dalle terapie oncologiche all’ospedale Bellaria, da non so quanti farmaci, dai postumi del primo importante intervento chirurgico all’ospedale Maggiore, dai dolori che non scomparivano neanche con i più potenti antidolorifici, e indurito dalla ruggine degli anni.

Poi, piano piano, mi sono ritrovato a proporre la tesi. Mi hanno chiesto cinque temi. E io ho proposto argomenti legati alla mia malattia e altri dove mi sentivo preparato e che mi avrebbero consentito una redazione agevole. Avevo paura di non arrivare alla fine, avevo il timore che la situazione peggiorasse in maniera irreversibile e non potessi dare e darmi questa gioia. Non avendo il quinto argomento ho pensato di proporre Pietro Germi e i suoi due film a Sciacca, città dove vivo e lavoro da un quarto di secolo (sono nativo di Agrigento). L’università telematica eCampus ha scelto Germi e da lì è iniziata l’avventura più entusiasmante del mio percorso di studio e di ricerca, quello che mi ha assorbito totalmente. Conoscevo poco e niente del regista genovese, ne avevo solo sentito parlare. Ho iniziato da zero, consultando tutti i libri, i giornali e le riviste possibili. Ho avvicinato a Sciacca testimoni diretti e cultori del regista. Ho contattato studiosi nazionali. Alla fine ho avuto la meglio, sono arrivato al traguardo, superando anche l’ostacolo del ricovero del secondo intervento protrattosi molto oltre il periodo preventivato a causa di impreviste complicazioni. Mi sono laureato l’indomani dall’uscita dall’ospedale Maggiore, nel marzo del 2024, davanti a mia figlia che mi ha incoronato con l’alloro e mia moglie Lucia che ha avuto ragione: il percorso di laurea mi ha effettivamente distratto da altro, da un pensiero fisso che mi accompagna anche adesso, dal risveglio all’addormentamento.

Ma non mi sono fermato al lavoro di tesi. Nei giorni, nelle settimane successive, sono ripartito alla ricerca di ulteriori sviluppi, di ulteriori approfondimenti, e così è stato. È a questo punto che si è concretizzata l’idea di una pubblicazione. E così è stato, per l’interesse di Graziella Pecoraro, direttrice editoriale di VGS-Libri di Agrigento, città dove sono nato e cresciuto.

Ma il libro, per la verità, l’aveva già in testa, la relatrice con la quale ho iniziato il lavoro di tesi, la professoressa e saggista Caterina Martino, lavoro poi proseguito con il professore e saggista Francesco Di Chiara dell’università eCampus. Ringrazio entrambi i docenti per avermi accettato, seguito, incoraggiato, sostenuto, indirizzato nella redazione della tesi di laurea Racconti all’italiana. La Sicilia nei film di Pietro Germi poi trasformata in libro dal titolo Pietro Germi. Gli anni felici in Sicilia. E in occasione della Giornata mondiale contro il cancro ringrazio quanti mi hanno donato uno spunto, una chiave, un aneddoto, un’illuminazione, un sostegno umano per un’attività di studio che è diventata una cura tra le cure.
Raimondo Moncada
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