La lapa dei sogni di Maurizio Piscopo 

È in pensione, ma non ne vuole sapere di andare in pensione. Rimane maestro elementare, e come sempre musicista, compositore, scrittore, artista a tutto tondo e coltivatore di sogni. Giuseppe Maurizio Piscopo è nato a Favara, risiede a Palermo e vorrebbe vivere in un viaggio continuo, in giro per la sua terra: la Sicilia. Tra i progetti futuri c’è la realizzazione di un sogno antico, “quello di acquistare una lapa-book amplificata, un’ape-car coloratissima piena di libri, articoli di giornali, una vecchia radio a valvole, oggetti curiosi, telefono a gettoni, strumenti musicali, una chitarra, un mandolino, una  fisarmonica, le nacchere, un’assicuta fimmini, con le  fotografie di Santi e briganti di Melo Minnella, Peppino Leone, Franco Carlisi, Angelo Pitrone, Salvatore Indelicato, e  con una teglia di sfincione per far felici i bambini che hanno sempre fame”. 

La lapa del sogno, dell’arte, della fantasia, delle storie, dell’amicizia e della pace dovrà essere dipinta dalle mani dei pittori di Calapanama e permetterà al maestro Piscopo di girare per le scuole dell’isola e riportare in vita la figura di un nuovo cantastorie su tre ruote. Giuseppe Maurizio Piscopo lancia un accorato appello a tutti i siciliani: “Aiutatemi a trovare la lapa del mio sogno, così mi metto subito in cammino”. 

Giuseppe Maurizio Piscopo mi racconta il suo luminoso sogno e parte da lontano, da quando era bambino, dalla magia di quel tempo che gli è rimasto dentro. Memoria che vive in lui, nelle sue opere, nelle sue azioni, nei suoi sogni.   

“A me piaceva salutare i carrettieri che si alzavano presto e andavano in campagna. Si fermavano davanti al barbiere, si davano una rinfrescata e continuavano il viaggio. Portavano un pasto frugale un pane e una cipolla. Mi piaceva sentire il tintinnio delle cianciane che accompagnavano le loro canzoni d’amore. Da bambino, nella piazza del mio paese, certi giorni arrivavano i cantastorie Ciccio Rinzinu, Ciccio Busacca, Orazio Strano e Vito Santangelo. Per me era festa grande. Rimanevo rapito dalle voci di questi poeti-cantastorie che raccontavano con una voce ferma le loro storie bizzarre e affascinanti, accompagnate da due note di una chitarra povera, con un microfono che gracchiava. Rimanevo con gli occhi incollati alle scene del cartellone”. 

Ricordi qualche racconto…

“La mia infanzia si perdeva nelle storie di Turiddru Giuliano, nel Lamentu pi la morti di Turiddru Carnivali, nella storia incredibile de La morte e il miliardario. Quelle storie non mi facevano dormire, ma mi stregavano…” 

E cosa vorresti riproporre con la tua lapa?

“Ai bambini di oggi racconterò altre storie: La vita è un alfabetoLe avventure di Lino Panno, i personaggi di Favara: U miricaneddruStefanu CuppularuPeppi Burduni l’uomo più forte del mondo, U pinnacchiu. Mi accompagnerò con tre note della fisarmonica più antica della Sicilia che ha vissuto la storia dell’emigrazione”.

Ma ti serve una lapa che ancora dobbiamo trovare. Da dove nasce questo tuo sogno?

“Da bambino, di buon mattino mio padre mi teneva per mano e andavamo in campagna. Durante il percorso vedevo passare i carrettieri che mi salutavano con un sorriso. Adoro i carretti e i carrettieri che cantavano canzoni d’amore e di sdegno al suono delle cianciane. Certe volte il carrettiere si addormentava e il cavallo continuava la strada che conosceva a memoria, fino a portarlo a casa. I carretti conservano la memoria e la storia della Sicilia. Poi ho visto che il carretto si è evoluto, ha preso la forma della lapa con il motore al posto del cavallo. È un mezzo diffuso in molte parti del mondo. L’ho trovato a Madrid, a Lisbona sottoforma di lapa-taxi, per brevi percorsi nel centro storico della città!” 

Che caratteristiche deve avere? 

“La lapa che sto cercando è il modello Porter, non ha tre ruote, ma quattro e il cambio a cloche, per evitare ‘di abuccarri’ alla prima curva. Ho 72 anni e quindi devo andare piano e non devo fare colpi di testa. La lapa desidero trasformarla in piccolo palcoscenico, con una tenda sipario, con i microfoni ‘fitusi’ ultimo grido, con gli oggetti curiosi che non si trovano più, con le fotografie storiche, i libri, i giornali, gli strumenti musicali e una teglia di sfincione. Ogni viaggio sarà accompagnato da un ospite illustre, un medico, una scrittrice, un fotografo, un musicista, un botanico, una pittrice. Proporrò alla Rai di farmi raccontare i viaggi e gli incontri nelle scuole alla Radio nazionale”. 

Come la vorresti dipinta? Perché proprio i pittori di Calapanama? 

“La lapa sarà dipinta con colori vivaci, poetici che richiamano le bellezze della Sicilia. I pittori di Calapanama sono speciali, sono artisti gentiluomini, signore splendide e creative. Hanno dipinto il Muro della legalità, la Divina Commedia, la Storia di Frate Biagio Conte, il Festival di Sanremo.  Hanno realizzato molti murales che resteranno nella storia della Sicilia. Con i pittori di Calapanama siamo legati da un affetto e un’amicizia antica che parte da lontano, soprattutto con Caterina Trimarchi, maestra e mia collega per vent’anni presso la scuola Giovanni Ingrassia di Palermo”. 

Sei da pochi anni in pensione come maestro e da pensionato vuoi rientrare a scuola. Ti manca? 

“Sì! Mi mancano i bambini, le maestre, mi mancano i banchi e la campanella della scuola. Certe volte mi pare che mi manchi il terreno sotto i piedi, mi mancano le voci dei bambini e la loro grande voglia di vivere”.

Com’è la scuola di oggi?

“È triste! Segue troppo i programmi ministeriali. La scuola è il luogo sacro della contestazione, ma io ne vedo poca. Fortunatamente ci sono delle scuole che fanno tante iniziative culturali, dalla parte dei bambini, della legalità per costruire un mondo migliore”.

Come la cambieresti?

“La prima cosa che cambierei è il ministro della pubblica istruzione. Il ministro deve essere un maestro di provata esperienza, di grande levatura culturale, che conosce la scuola, i suoi problemi e soprattutto conosce il mondo dei bambini. Le circolari romane lasciano il tempo che trovano. La vita reale nella scuola è un’altra cosa”.  

E i bambini di oggi hanno gli stessi sogni di Maurizio bambino?

Sì, i bambini sono sempre gli stessi. Sono entusiasti, hanno i miei stessi sogni e vanno incoraggiati senza far concorrenza a chi è più bravo. Sono la parte più bella dell’umanità. Se il mondo fosse fatto di bambini non ci sarebbero guerre. La cosa più brutta di questo nostro tempo è che i bambini innocenti pagano con la loro vita gli errori di adulti irresponsabili”.

Pensi a un tour in solitaria o a un tour con un’orchestrina 

Penso di muovermi accompagnato spesso da un musicista. Mi piacerebbe che qualcuno seguisse il mio sogno, che la Sicilia fosse piena di lape della pace… Certe volte, penso che un carro armato costa cinque milioni di euro e serve solo a distruggere il mondo e lasciare macerie. Con la lapa voglio riportare, sogni serenate, suonate di barbieri. Desidero far rivivere il sogno di un paese che sta perdendo le sue radici più autentiche.

Cos’è la musica per te? 

“È la mia maniera di sopravvivere in questo mondo rumoroso, pieno di ingiustizie e di bugie. Le persone non leggono nulla, credono di informarsi con la Tv e con internet. Si stanno sbagliando e non lo sanno”.

E la vita?

“La vita è sempre meravigliosa. Mi commuovo quando arriva la primavera, quando vedo fiorire un pesco, quando agli angoli delle strade vedo i ragazzi che si baciano, quando sento il suono di un organino o di una fisarmonica, quando vedo gli occhi di una ragazza ‘arrobacori’, quando sento un proverbio siciliano come questo: A tia beddru lampiuni mi raccumanu, senza la luna li ziti chi fannu?”

 

Aiutiamo il maestro Piscopo a realizzare presto il suo sogno, che poi è il sogno di noi tutti bambini. 

 Raimondo Moncada  

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