“La vita dell’uomo ha un senso solo se riesce a dare qualcosa agli altri. Diversamente l’uomo non è niente”. Ha salutato così, Nino Bellomo, il giornalista Luigi Mula che qualche anno fa lo ha intervistato per il giornale La Sicilia.
Un galantuomo, un uomo d’altri tempi, un amico di tutti, un pezzo di storia del teatro agrigentino e di quell’istituzione che ad Agrigento porta il nome di Piccolo Teatro Pirandelliano. Una scuola, un laboratorio, con fior di attori agrigentini diretti da registi-maestri che ogni anno si avvicendavano: Giuseppe Di Martino, Andrea Camilleri…
Lo ricordo bene, nella sede della compagnia di Via Garibaldi e in contrada Caos per la Settimana Pirandelliana, con altri grandi attori e amministratori del Piccolo come Pippo Montalbano, Lia Rocco, Virginia Bellomo, Mariuccia Linder, Giovanni Moscato, Giovanni Sardone e tanti altri. Tra questi il suo amico Enzo Alessi per alcuni anni direttore artistico. Tanti palcoscenici, tanto teatro e cinema con opere e attori importanti.
Nino Bellomo, non per i suoi 102 anni, può dire di aver vissuto, tra felicità e dolori, di aver dato tanto agli altri, alle persone che lo hanno conosciuto e stimato, sotto ogni aspetto:
“Alla fine, però, si chiude il sipario e vieni ripagato dagli applausi e dalle persone che vengono in camerino a complimentarsi o a piangere sulla tua spalla. Questo ti conforta molto, la vita dell’uomo ha un senso se riesce a dare qualcosa agli altri. Ed io credo di aver dato molto dal punto di vista dell’arte, della spiritualità e della soddisfazione e molto ancora sul piano della commozione”.
Raimondo Moncada
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