Le salde mani del chirurgo Peppino Ferrara

La maldicenza uccide, chiunque. Anche i più forti. Ti logora fuori e dentro, fino a sgretolarti. Come si fa a fermare prima un sospiro, poi un altro, poi un altro ancora e poi tanti altri sospiri che uniti diventano venti tempestosi? 

È l’aspetto che più mi ha colpito della storia di un chirurgo molto noto a Sciacca e in provincia di Agrigento raccontata dal figlio, come atto d’amore e di ripristino della memoria, a distanza di decenni. 

È la storia di Giuseppe (Peppino) Ferrara, primario di Chirurgia Generale dell’ospedale di Sciacca dal 1967 al 1992 (quello di via Figuli) che salvava vite, anche durante il caos della tragedia del terremoto nella Valle del Belice, lo hanno fatto diventare l’opposto diffondendo la voce “ca ci trimavanu li manu”. 

Il libro ispirato alla vita del chirurgo Peppino Ferrara

La sua vita umana e professionale ha ispirato il primo romanzo (Il tempo opportuno) del figlio, Paolo Ferrara, che di mestiere non fa lo scrittore ma l’architetto (per oltre venti anni ha insegnato anche al Politecnico di Milano). E non per vendetta, ma per raccontare la verità, lui che per anni ha vissuto le profonde amarezze del padre e la sua impotenza di fronte al vento dell’infamia. Mostra anche dei video in cui si vede il papà intervistato all’età di 75 anni dal giornalista Enzo Porrello in cui è integro, perfetto, in salute, per niente tremolante. Ma per farlo fuori (si è poi dimesso) hanno cominciato a spargere il veleno della denigrazione “un groviglio d’informazioni frutto del passaparola introdotto dal ‘Dicinu che gli tremanu li mani’, ‘Mi dissiru che gli tremanu li mani’, ‘Sintivi diri che gli tremanu li mani’. Solo dicerie, ma a cui gli era stato difficile opporsi sin da subito, perché erano come il vento: impossibili da afferrare”. 

Sentiva ancora forte l’amarezza “provocatagli dall’essere passato – per la gente – da “uomo dei miracoli” a “chirurgo inabile”. Sapeva, in coscienza, di non essere né l’una né l’altra cosa”.

Dopo le dimissioni, non si è abbattuto. Ha trovato la forza per proseguire la sua carriera di apprezzato chirurgo in una clinica privata ad Agrigento, continuando a fare del bene altrove, con quelle stesse mani che la vox populi aveva condannato. 

La presentazione del libro Il tempo opportuno (foto di Nino Porrello)

Il libro Il tempo opportuno ispirato alla vita di Peppino Ferrara è stato presentato ieri pomeriggio a Sciacca, in una Sala Blasco che alla fine, nella sua ampiezza, è risultata troppo piccola per la presenza di un numero considerevole di persone che così hanno voluto testimoniare la propria stima, il proprio affetto, la propria gratitudine nei confronti dell’uomo e del medico: colleghi e familiari di colleghi che hanno lavorato con lui, figli di grandi amici del chirurgo, pazienti curati e guariti dal medico, tutti citati nel romanzo di un emozionatissimo Paolo Ferrara, sostenuto in questa sua prima intensa presentazione dagli interventi dell’assessore Agnese Sinagra, dell’avvocato Giovanni Vaccaro, del critico d’arte Tanino Bonifacio (c’è stata anche una testimonianza dell’avvocato Filippo Marciante).

Un momento di ricordo, di omaggio, di ripristino di una memoria al quale ha preso parte anche una rappresentanza dell’ordine provinciale dei medici come per mettere un sigillo all’unica verità, quella raccontata con la sincerità del cuore dal figlio Paolo. 

Raimondo Moncada 

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