
Perché non lo lasciavano in pace, poverino? Perché costringerlo a dormire in verticale e non invece in orizzontale come suo cugino, in copia a pochi passi sdraiato a prendersi la tintarella?
Nella foto, che mi ha girato mio fratello Federico Moncada, architetto e pittore, ecco il telamone che mani umane (schiave dell’amore per la storia e per l’archeologia e per la bellezza) hanno ricomposto e sollevato nell’area del distrutto tempio di Giove Olimpio, nell’antica e gloriosa Akragas, dove io una volta ricostruita ebbi i natali.
Appena chiuderanno il cantiere e mostreranno nudo il gigante di pietra, con i suoi otto metri, in quello che è ritenuto uno dei più grandi templi dorici dell’antichità, scommetto che tanti turisti e curiosi ci saliranno sopra a camurrìa per il selfie del secolo.
Una nuova attrazione, un campione di grandezza (il nostro millenario Sinner!), nella già ricchissima e meravigliosa e unica al mondo Valle dei Templi di Agrigento, capitale della cultura 2024 (ora ci vuole l’antico teatro!).
Raimondo Moncada
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