“E siccome siamo tutti fighi un brindisi faccio a Marco Amerighi”. Sì, ogni volta mi debbo fare riconoscere così, con le rime da osteria. Anche con gli ospiti che non conosco, pure quelli di livello, quelli che scrivono, gli scrittori che vengono a Sciacca come Marco Amerighi, autore del libro Quanto splende questo nero, scelto dal gruppo di lettrici e lettori Clubik e presentato nell’ex chiesa della Raccomandata in un incontro promosso dalla libreria Ubik di Ornella Gulino e Italia Nostra e condotto da Maria Grazia Bonsignore (una psicoterapeuta di cui avrei tanto bisogno per i miei traumi).

È un privilegio ritrovarsi l’autore, sfogliato, letto, studiato, condiviso, materializzato a tavola, a parlare con lui, a tu per tu, mentre mangi la pizza al profumo di mare, con le luci del porto di Sciacca che ti arrivano sul piatto con i riflessi delle barche a riposo, sonnecchianti. E ti accorgi che gli scrittori esistono al di là della pagina, e che non sono quella pagina, perché hanno una loro vita, e sono anche più giovani di come sembrano e pure molto più simpatici (non nel senso che sulla pagina siano antipatici). Sarà stato l’ottimo vino scelto da Gisella? Non credo.

Siamo stati davvero bene, lettrici e lettori (sono l’unico del club), a parte il fresco a cui non eravamo preparati e che ci ha fatto tremare a tavola e anche raffreddare come il buon vino dentro un secchiello di ghiaccio, rigorosamente di colore bianco e luccicante di luci di mare, bianco bianco, proprio, per poter fare il brindisi finale con i calici tremanti in cielo in omaggio al libro di Marco: “A Quanto splende questo nero”. Ma il vino non era bianco?
Raimondo Moncada
P.S. Ma lu friddu! Da buon gentiluomo all’antica, ho accettato la giacchittina di Lucia messa sulle spalle comu li vecchi.
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