Nell’ombra del mare

Diretto non in ufficio ma questa volta al mare. E lo capisci non dalla direzione del suo motociclo, ancora distante tanti chilometri dalla spiaggia, ma dall’abbigliamento. Ormai tiro a indovinare, anche se la giornata pienamente estiva, mi ha molto aiutato.

Lo vedo avvicinarsi sulla sua due ruote e non per mettermi sotto. Mi saluta sorridendo. Il mio amico non ha il solito pantalone e la solita camicia d’ordinanza quotidiana. Oggi veste con un pantaloncino che somiglia ai miei vecchi costumi da bagno e una polo. In testa un casco per tutte le stagioni.

“Ciao, Raimondo”, mi dice rallentando e con delle macchine dietro.
“Buona domenica”, gli rispondo squadrandolo sotto un sole che già di primo mattino mi brucia la fronte che la mia coppola azzurra come il mare non riesce a proteggere.
“Vado al mare!” mi annuncia.
“Lo avevo capito…”
“Tu?”
“Io vado dritto a casa, all’ombra, al fresco, nel silenzio domenicale” dove c’è la protezione naturale cento per cento, dove non si soffre per la calura e non c’è il rischio di scottature ritardate alla pelle delicata e dove non hai bisogno di creme e di ombrelloni e di continui bagni rinfrescanti e dove non devi conquistarti e difendere il tuo fazzoletto di sabbia brandendo palette di plastica.

“Buona domenica, Raimondo”.
“Buona domenica a te”.

Dopo il saluto, mi incammino sulla strettissima fetta di strada, a ridosso dei muri continui di case antiche, dove c’è ancora un attimo di ombra. Arrivo poi a casa, ancora non aggredita da quel caldo che in estate inoltrata ti viene a scovare fin dentro al finto riparo di spesse pareti.

I bunker in Sicilia non resistono.

Un tempo, nella mia giovinezza, riuscivo a stare in spiaggia l’intera giornata nascondendo nelle giornate successive del primo periodo le urla per le scottature. Adesso non più. Potrei solo la mattina presto appena sveglio e la sera tardi prima di andare a dormire quando il sole ritira i suoi raggi perforanti come le mitragliatrici.

Ma sono circondato dal mare, in qualsiasi momento, in qualsiasi luogo. Il mare è onnipresente alla mia vista, al mio olfatto e al mio udito, e questo mi basta e mi è vitale. Senza provo ogni volta un senso di soffocamento.

Sono rimasto un uomo da mare.

Raimondo Moncada

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