La Sicilia ha un triste primato. È la regione dove è avvenuta la prima strage nazista durante la Seconda guerra mondiale. Siamo in provincia di Agrigento, a Canicattì, dove il 12 luglio 1943 furono uccise sei civili.
La strage venne compiuta dai tedeschi in ritirata dopo lo sbarco degli Alleati in Sicilia del 10 luglio nella vicina Licata. I soldati della 15° divisione Panzergrenatier Sizilien al comando del generale Eberhart Rodt reagirono contro alcuni civili che mostravano accoglienza festosa al loro passaggio ritenendoli erroneamente soldati americani. La strage avvenne davanti a un rifugio in via Capitano Ippolito.
La vicenda è stata riscoperta dopo la pubblicazione nel 1995 del libro di memorie dell’ufficiale americano Norris H. Perkins, North African Odissey. Adventures in the mediterranean teather of war.
L’episodio è stato ripreso nell’ultimo libro di Calogero Segreto Uscire dall’oblio. Il contributo della provincia di Agrigento alla lotta di liberazione dal nazifascismo, pubblicato in occasione del 25 aprile 2025 dalla casa editrice saccense Gianmarco Aulino editore, con dentro i nominativi di 804 partigiani agrigentini.

A provocare l’ira dei tedeschi fu, per Calogero Segreto, un tragico equivoco. Lo racconta nella presentazione del libro alla Badia Grande con il giornalista Massimo D’Antoni: “A Canicattì apprendono dello sbarco degli alleati e il 12 lugliovedono arrivare dei mezzi blindati. Erano i tedeschi che si stavano ritirando, ma i canicattinesi erano convinti che stavano arrivando gli americani. Gli vanno allora incontro festanti, ma non perché erano filo americani, ma perché per loro rappresentavano la fine della guerra. La Panzergrenatier Sizilien apre il fuoco e ne ammazza sei, tra cui due ragazzi di diciotto anni”.
Questa strage rimase nell’oblio, scrive Segreto nel suo libro, perché gli americani al loro arrivo a Canicattì il 14 luglio ne commisero una più atroce uccidendo un numero imprecisato di canicattinesi che stavano saccheggiando il deposito di viveri del saponificio Narbone-Garilli.
Quella di Canicattì non è l’unica strage nazista in Sicilia. C’è un elenco che comprende altri centri, con episodi di sangue registrati nei mesi di luglio e agosto 1943: Lentini, Belpasso, Randazzo, Roccella Valdemone, Mascalucia, Adrano, Biancavilla, Valverde, Trecastagni, Sanfratello, Borone Maletto, Calatabiano, Castiglione di Sicilia, Messina, Sant’Alessio-Forza d’Agrò, Villafranca Tirrena. Il bilancio complessivo è di 60 vittime.
Calogero Segreto fa notare che la Wermarcht compie queste stragi prima dell’8 settembre 1943 quando ancora ancora i tedeschi erano ancora alleati delle truppe italiane del regime fascista.
Tra l’8 settembre ‘43 e il 25 aprile 1945, si contano innumerevoli episodi di violenza in tutta Italia con stragi e uccisioni perpetrate ai danni della popolazione civile e dei partigiani. Quelle più note e più cruente sono la strage di Marzabotto o “eccidio di Monte Sole” con circa 800 vittime (settembre-ottobre 1944), il massacro di Sant’Anna di Stazzema con 560 vittime (12 agosto 1944), le Fosse Ardeatine a Roma con 335 vittime (24 marzo 1944).
Raimondo Moncada
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